Leone XIV ritorna in Campania due settimane dopo la visita pastorale a Pompei e a Napoli e va ad Acerra, uno dei comuni dove il territorio nel corso degli ultimi 40 anni è stato pesantemente aggredito dalle ecomafie. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da singoli e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», ha detto Prevost nella cattedrale di Santa Maria Assunta. E ancora: «Un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale». La visita ad Acerra del papa ha riacceso i riflettori su un crimine che, sia pure in forme meno eclatanti, non è stato ancora debellato.
Acerra si potrebbe definire la capitale della Terra dei Fuochi, se si vuole far riferimento all’etichetta che fu coniata da Legambiente nel 2003 per sintetizzare il fenomeno della combustione illegale dei rifiuti speciali e industriali che, insieme al loro tombamento, ha ipotecato il futuro di una vasta area tra Napoli e Caserta. Comprende una novantina di comuni distribuiti su circa 11mila chilometri quadrati, dove vivono poco meno di 3 milioni di abitanti. Lo racconta la recente inchiesta della direzione distrettuale antimafia che, anche in virtù delle rivelazioni di un collaboratore di giustizia che fu organico al clan Bidognetti, ha contestato a una impresa di Castel Volturno, in provincia di Caserta, di aver messo in piedi il traffico e l’illecito smaltimento nelle campagne di 25mila tonnellate di rifiuti speciali. Ieri c’era anche Alessandro Cannavacciuolo tra i 15mila in piazza per ascoltare il Papa: «L’ho incontrato brevemente e gli ho parlato del nostro dramma». Trentotto anni, figlio di un allevatore di pecore, nel gregge 25 anni fa furono trovati livelli elevati di diossina diventando uno dei simboli della mobilitazione contro il traffico dei rifiuti.










