«Continueremo a essere sentinelle in un territorio ferito dall’inquinamento e dalla camorra»: è il coro unanime dei parroci della Terra dei Fuochi che hanno accolto l’invito di Papa Leone XIV, che risuona ancora nei territori avvelenati per anni nelle province di Napoli e Caserta. All’indomani della visita pastorale del Pontefice i sacerdoti si dicono pronti a proseguire l’opera di denuncia e di sensibilizzazione tra la gente, che vive in terre martoriate dallo sversamento illegale di rifiuti tossici. Da un Comune all’altro si levano le voci dei preti in prima linea per contrastare il fenomeno e restituire quelle terre alla loro bellezza originaria. Ma soprattutto per regalare un futuro di speranza alle tante famiglie che hanno vissuto e vivono un dolore immenso per la perdita dei loro cari, tra cui tanti bambini.

L’impegno «Per tutti noi è stato un momento ricco di emozioni, sia dal punto di vista spirituale che comunitario - commenta don Ciro Barbato, parroco della Cattedrale di Acerra - la reazione della gente di fronte alla visita di Papa Leone è stata di entusiasmo, lo hanno sentito subito vicino a loro. Adesso dobbiamo tutti impegnarci di più, come già stiamo facendo da tempo». «Anzitutto - continua padre Barbato - tenendo sveglia l’attenzione delle persone, perché sono loro le prime sentinelle. Dobbiamo cercare di essere attenti a fare una buona raccolta differenziata, ma dobbiamo anche avere il coraggio di denunciare. Per troppi anni ci siamo voltati dall’altra parte, restando nell’indifferenza. D’altronde, come ci insegna il Vangelo, speriamo che nel cuore delle persone ci siano sempre la salvaguardia e la cura del creato».Il Santo Padre ha invitato la comunità della Terra dei Fuochi a un cammino di rinascita, a un riscatto da parte di una popolazione che deve continuare la lotta contro l’inquinamento ambientale e la criminalità. Come ricorda don Gustavo Arbellino, viceparroco della Cattedrale e direttore del Museo diocesano, che ha donato a Leone XIV una papalina: «La sua visita è stata la conferma di tutte le azioni che ha svolto in questi anni il nostro vescovo Antonio Di Donna, che ha denunciato come una voce nel deserto i soprusi commessi nella nostra terra». E in riferimento alla reazione dei fedeli: «Ancora oggi tra le nostre strade si tocca con mano la gioia di tutti per questo straordinario evento, dato che Prevost è stato l’unico Papa a venire ad Acerra». Riguardo infine l’impegno ad essere sentinelle sui territori: «Si inizia non solo dalle campagne, ma dai bidoncini delle nostre cucine, perché la prima opera di sensibilizzazione parte dalle nostre case». Infine una richiesta speciale: «Sua Santità ci ha fatto un grande regalo con la sua venuta, ora gliene chiediamo un altro, confermare il nostro vescovo, che l’anno prossimo compirà 75 anni e dovrà lasciare la Diocesi». La speranza Per don Raffaele D’Addio, viceparroco di Sant’Andrea ad Arienzo, che ha donato al Pontefice una pergamena di Sant’Alfonso (che celebrava in quella parrocchia), si è trattato di «un evento eccezionale che resterà nella storia, sia dal punto di vista sociale che spirituale. L’immagine del vicario di Cristo venuto per darci una parola di speranza, ci ha incoraggiati e questo per noi è motivo di gioia, ci ha dato uno slancio a non arrenderci». E sull’impegno da assumere per la comunità: «Come Chiesa non ci dobbiamo fermare, perché certe azioni le deve fare chiunque, non solo la politica. La gioia più grande - continua padre D’Addio - è stata vedere i volti dei bambini che già dall’alba erano in piazza per aspettare il Papa, che li ha accarezzati, salutati e si è fermato con loro». «Leone XIV ci ha ricordato le parole del profeta Ezechiele sulle ossa inaridite che potranno rivivere - sottolinea don Carmine Passaro, parroco di Sant’Alfonso a Cancello - noi siamo cittadini prima che sacerdoti davanti a tutto questo male fatto alla nostra terra. Le sue parole ci hanno spronato a non arrenderci e a far capire alle tante famiglie che vivono situazioni di dolore che non sono sole».