«Per troppi anni questo territorio non solo è stato aggredito dalla criminalità ma c’è stata anche inerzia da parte delle istituzioni. Ma adesso la rotta è stata invertita», spiega Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile, a margine della visita ad Acerra, domani, di papa Leone. A che punto siamo? Quale è la situazione oggi nella Terra dei fuochi?«Questo territorio splendido che era la campania felix degli antichi romani per la bellezza dei luoghi e la fertilità della terra è stata brutalizzata in questi ultimi decenni da uomini senza scrupoli che non hanno fatto altro che inquinare aria, terra e acqua senza preoccuparsi di avvelenare anche i propri figli. Adesso si sta invertendo la rotta. In maniera strutturata ed in perfetta sinergia con le istituzioni regionali e territoriali».
Il significato della visita di Papa Leone sabato è la conferma della vicinanza della Chiesa a queste terre.«Conferma l’attenzione del Santo Padre a tematiche care anche a Papa Francesco e sollecita le coscienze affinché una nuova e vera consapevolezza pervada ogni singolo cittadino, ogni singola persona ad ogni livello di responsabilità a prendersi cura dell’ambiente concretamente, che poi equivale a prendersi cura di sé stesso. E l’enciclica “Laudato sì” ce lo ricorda in ogni suo rigo. Concorda che questo territorio per molti anni è stato abbandonato?«Come dicevo, negli anni è stato non solo aggredito dalla criminalità e coperto dagli uomini di malaffare, ma l’abbandono è da ricercarsi anche nell’inerzia delle istituzioni che, nel tempo, hanno finto di non vedere e si sono girate dall’altra parte». Ma a che punto siamo con le bonifiche? Ci sono tutti i fondi necessari?«Le bonifiche sono operazioni complesse e molto costose. A livello nazionale sono stati messi a disposizione oltre 272 milioni di euro che vanno impiegati rapidamente per dare un futuro senz’altro migliore anche a questa terra. Come però spesso ho avuto modo di rappresentare, più che la dotazione finanziaria, ciò che è veramente importante, è la capacità di spesa. Perché si possono avere a disposizione tanti soldi, ma se non si riescono ad impiegare per la realizzazione dei programmi, restano bloccati e non utilizzabili per eventuali altre esigenze». Giusto un anno fa c'è stata una condanna della Cedu per la Terra dei fuochi ed entro un anno potrebbe arrivare una sanzione pesantissima: riuscirete a convincere la Corte di Strasburgo del cambio di passo?«Il viceministro Gava è andato personalmente in Europa a rappresentare quanto la gestione dell’emergenza sia affiancata contemporaneamente a soluzioni strutturali nel lungo periodo che hanno il compito di rendere ordinario ciò che fino alla scorso anno non era. La realizzazione stabile e duratura della control room con il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, i nuovi programmi di screening che si stanno programmando in collaborazione con le Asl del territorio ed in stretta sinergia con la Regione Campania e la gestione ordinaria dei rifiuti sono solo alcuni esempi concreti che si accompagnano alle iniziative di contingenza per raggiungere quanto prima una rinnovata e stabile gestione ordinaria del territorio, nel pieno rispetto delle matrici ambientali». In queste ore sono stati pubblicati i dati del registro tumori: e molte patologie sono in aumento proprio nella Terra dei fuochi.«Attendiamo l’esito degli aggiornamenti che la Regione Campania sta ultimando ma nel frattempo, stiamo già iniziando, anche con la collaborazione della Pneumologia dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, una serie di progetti di screening, monitoraggio e cura delle patologie respiratorie aumentando la sensibilità diagnostica di queste importanti condizioni cliniche». Lei è in Campania dopo la forte scossa nei Campi Flegrei: la popolazione è allarmata, c'è da preoccuparsi a suo avviso?«La storia dei Campi Flegrei non la scopriamo certamente oggi. È necessario un monitoraggio continuo e un’analisi puntuale dei parametri geofisici. Ma nel frattempo è importante aggiornare i piani di protezione civile condividendo con le autorità locali una nuova cultura del rischio e di prevenzione e bisogna essere vicino alle comunità. Ed infatti adesso sto raggiungendo i campi flegrei direttamente da Niscemi...».











