In Emilia-Romagna le scuole primarie potranno riaprire già dal 31 agosto, due settimane prima dell’avvio ufficiale dell’anno scolastico fissato al 15 settembre. Non si tratterà però di lezioni tradizionali, ma di un sistema di attività extrascolastiche organizzate dai Comuni con il sostegno economico della Regione, che ha stanziato 3 milioni di euro per avviare la sperimentazione. L’obiettivo dichiarato è offrire alle famiglie un servizio aggiuntivo nei primi giorni di settembre attraverso laboratori, attività sportive, musica, creatività, giochi e supporto educativo all’interno degli edifici scolastici.
Ad annunciarlo è il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, che spiega come il progetto sia nato dopo un confronto diretto con i territori. “I Comuni, prima di fare la proposta, li abbiamo riuniti. Alcuni partiranno già quest’anno, alcuni sono molto interessati ma magari partiranno nel 2027, perché chiaramente i tempi sono più stretti”, afferma de Pascale. “Il nostro obiettivo è che la misura diventi strutturale nel 2027”.
La sperimentazione coinvolgerà inizialmente i territori delle aree Atuss — le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile — per un totale di 42 Comuni e Unioni di Comuni. Ogni amministrazione locale potrà organizzare i servizi in maniera autonoma, scegliendo modalità e sedi operative. “Quest’anno le modalità saranno sperimentali. Sarà data libertà ai Comuni di organizzare i servizi anche in maniera diversificata”, sottolinea il governatore. Le attività potranno infatti essere concentrate in alcuni plessi scolastici oppure distribuite su più strutture, anche consentendo ai bambini di partecipare in scuole diverse da quelle frequentate durante l’anno. “L’attuazione è saldamente nelle mani dei Comuni”, ribadisce de Pascale, rivendicando l’impostazione autonomista dell’iniziativa: “La Regione fa le politiche, mette a disposizione le risorse e fissa degli obiettivi”.










