di
Clarida Salvatori
Una ricerca di Save the Children condotta nelle periferie di 14 città urbane dove i ragazzi sono a maggior rischio abbandono scolastico e disagio. Se ne parlerà durante un evento domani 21 maggio. La petizione per una legge che istituisce luoghi di socialità
La personalità, le scelte, la vita intera di un individuo sono in qualche modo condizionate dalla realtà in cui nasce e cresce. Non solo l’ambiente strettamente familiare quindi, ma anche il contesto urbano e le possibilità che questo offre. Chi vive nelle aree più vulnerabili, nei quartieri più difficili delle grandi città, è inevitabilmente più a rischio di povertà e dispersione scolastica, così come usufruisce meno di servizi ricreativi e di aree verdi. La ricerca «I luoghi che contano» pubblicata da Save the Children, realtà che da oltre 100 anni lavora per garantire un futuro ai bambini, e condotta su oltre 2.100 studenti della terza media nei comuni capoluogo di 14 Città metropolitane (Milano, Roma, Torino, Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Messina e Cagliari) evidenzia infatti differenze e opportunità non paragonabili tra bambini e adolescenti che vivono in aree di disagio urbano o periferiche e quelli che risiedono in zone centrali e magari benestanti.











