“A lavare la testa a ’u sceccu si perdi acqua, sapuni e tempi”. Tradotto: difficilmente si può a far cambiare idea a chi è profondamente testardo. Il proverbio evidenzia che la decadenza attuale della politica regionale non lascia intravedere spiragli di nuove prospettive serie. Le sceneggiate degli ultimi mesi, della legislatura agonizzante, richiamano la parafrasi di una vecchia canzone dell'immediato dopoguerra: le campane suonano a morte alla legislatura che tramonta... Ma come usa un detto comune, “morto il Papa viva il Papa”. Chi sarà il nuovo papa della Regione?

Se il nostro radar non è in avaria, sembra che Antonello Cracolici, storico esponente del centrosinistra, stia sondando il terreno per verificare la possibilità di una sua eventuale candidatura: ovviamente se dal comignolo del conclave della sua area politica uscirà fumata bianca e, eventualmente per vincere, se il centrodestra dovesse insistere sulla sua morte assistita, specie se dovesse dividersi in più tronconi come nel 2012, spianando la strada di Palazzo d'Orleans a Crocetta. Qui calza bene il proverbio dell'asino, ma chiediamo scusa all'equino se lo accostiamo ai politicanti regionali.

Dove porta la resistenza ad oltranza del presidente Schifani? Basta alzare un muro a difesa della legislatura? Attenzione, ricordiamo le presidenze di Giuseppe La Loggia che nella terza legislatura difese ad oltranza la sua guida della Regione, a volte in isolamento, anche col venir meno di larghi strati della Dc. Nasce così l'“Operazione Milazzo”. Il presidente Schifani è abbastanza intelligente e navigato e sa cosa l'aspetta: non intendiamo paragonarlo al simpatico asinello del proverbio, gli varrebbe il prestigio che si deve alla coerenza, ma nel caso particolare ne farebbe le spese. Tutto sommato non sarebbe un male se la coerenza fosse caratterizzata da nuovi orizzonti. Ma l'unico che si profila porta, come detto, a Cracolici, con conseguenti lacrime dell’ampio elettorato di centrodestra che pur resta sempre maggioranza tradita.