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Ultimo aggiornamento: 16:24

L’inciucio Schlein-De Luca è il sipario che cala sulle speranze di chi aveva creduto che le prossime elezioni regionali in Campania potessero significare la fine del deluchismo. Il cacicco è ancora in sella. I capibastone danno ancora le carte. Nemmeno si sente più l’eco dei “basta” della segretaria del Pd del febbraio 2023. Il Deluchistan è vivo e vegeto.

L’accordo di potere siglato sulle teste di sei milioni di campani – e con sviluppi nazionali verso il 2027 – è l’ultimo chiodo su una bara: non c’è possibilità di trasformazione nel centrosinistra. Non è campo largo o larghissimo: è il campo del gattopardismo, cambiare i volti affinché nulla cambi.

Ho letto diversi appelli di queste settimane che coglievano questi rischi, provavano a scongiurarli, ad attivare forze della società civile e politica per impedire questo scempio. Le parole di Isaia Sales, Gianfranco Nappi, Massimiliano Amato e tante e tanti altri; per ultime quelle durissime di Antonio Marfella. Le segreterie e le burocrazie dei partiti politici del centrosinistra li hanno bellamente ignorati e hanno fatto la loro scelta: la continuità e non la discontinuità, la conservazione e non la rottura, la propagazione di un sistema feudale anziché la rivolta contro cacicchi, sultani e feudatari.