E’ notizia di questi giorni che la maggioranza che governa la Regione Sardegna, dopo un super vertice (super per il numero) le cui ricostruzioni sono opposte, non riesce neanche a mantenere il numero legale in consiglio regionale.

Siamo a metà della legislatura regionale, e ormai vasti pezzi della maggioranza, in modo riservato, ammettono che è una legislatura persa, altri 5 anni persi. Si tratta di capire, data la scadenza delle elezioni italiane (che ricompatterà tutti, almeno formalmente), quando sarà chiaro che la presidente in carica non sarà ricandidata e, quindi, sarà considerata “una morta (politicamente parlando) che cammina”.

Siamo gli ultimi, in quanto genitori, ad augurarci che questo andazzo duri sino al 2029, ma così è. Se continua, i danni “sistemici” per la Sardegna ci saranno. In primis, la creazione di un micro-strato di consulenti/consiglieri, commissari/sindaci, sindacalisti e personale politico che da questa situazione, semplicemente, ci campa, e non ha un altro lavoro altrettanto remunerativo.

Anche se fosse stata una legislatura forte e illuminata (quella che avrebbe potuto essere con Renato Soru, per intenderci) sarebbe stato difficile, ma possibile, risalire la china. Ma tant’è, i sardi hanno deciso. La desertificazione produttiva totale continua.