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Ultimo aggiornamento: 10:25

Una legislatura regionale consta di 60 mesi. Quella sarda è cominciata 20 mesi fa. Tenendo presente che l’ultimo anno è di campagna elettorale, e che i cambiamenti importanti hanno bisogno di tempo per essere realizzati, altrimenti rimangono sulla carta, la situazione è grigia. Sempre più elettori disertano le urne. La Sardegna vive un inverno demografico tra i più gravi d’Europa, con cause multifattoriali che agiscono sul breve, medio e lungo periodo. Lo Statuto sardo, a seguito della riforma del Titolo V, sostanzialmente non esiste, ed alla riforma del Titolo V si è aggiunto il processo di attuazione dell’autonomia differenziata (art. 116 Costituzione).

Questa legislatura, in lieve peggioramento rispetto alle precedenti, si caratterizza per una serie di leggi regionali – pur non numerose nel complesso – sulle quali il governo statale solleva rilievi di costituzionalità (ad esempio sul suicidio assistito). Da ultimo, con la sentenza 184/2025, sulla legge sarda sulle aree idonee atte ad ospitare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la Corte costituzionale ha smantellato l’unica vera legge importante approvata dal Consiglio regionale nel 2024. Un consiglio regionale che mi pare lavorare poco.