Non spettava al Collegio regionale di garanzia elettorale, con l’ordinanza/ingiunzione emessa il 20 dicembre scorso, di imporre la decadenza dalla carica della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Questa la decisione presa dalla Corte costituzionale, con una sentenza depositata oggi, la quale ha sancito che il Collegio “ha esorbitato dai propri poteri” pronunciandosi sulla decadenza della presidente “in ipotesi non previste dalla legge come cause di ineleggibilità”, così “cagionando una menomazione delle attribuzioni costituzionalmente garantite alla Regione”. Le “pur gravi fattispecie contestate” alla presidente, quali “la mancata nomina di un ‘mandatario elettorale’ con il compito di raccogliere i fondi della campagna elettorale, e la produzione di una dichiarazione sulle spese sostenute, con relativo rendiconto, caratterizzata da diverse non conformità rispetto alle previsioni di legge”, osservano i giudici costituzionali, “non sono riconducibili” a quelle che, “in modo esplicito”, la legge (n. 515/1993) che ha istituito i Collegi regionali di garanzia elettorale “ha selezionato come ipotesi di ineleggibilità e, quindi, di decadenza”.
Sardegna, Todde salvata in extremis. "Ha esorbitato dai propri poteri", con chi se la prendono
Non spettava al Collegio regionale di garanzia elettorale, con l’ordinanza/ingiunzione emessa il 20 dicembre scorso, di imporre la decadenza dal...












