L'avvocato dell'indagato è lo stesso di Abu Rawwa, braccio destro di Hannoun
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Il caso di Modena non ha scosso solamente i cittadini italiani, ma anche il mondo musulmano che, dopo l'azione di El Koudri e i sospetti di terrorismo, teme di finire sotto la lente d'ingrandimento di inquirenti e forze di polizia.Un primo segnale viene da Roma: secondo quanto risulta a Il Giornale, infatti, ci sarebbe una spaccatura all'interno dello stesso asse antagonista. I pro Pal sarebbero divisi tra la frangia estrema (in cui figurano anche gli anarchici) e quella più moderata, che ha infatti chiesto di non issare più nelle piazze bandiere di Hezbollah e Hamas o simboli riconducibili al terrorismo. Di tutto ciò si trova riscontro nell'articolo comparso sul sito "contropadroni" in cui si fa riferimento a "pubblici scazzi tra attiviste e militanti, col dichiarato obiettivo di non fare innalzare le bandiere della Resistenza soprattutto di quella islamica contro l'Occupazione e l'Aggressione di Usa e Israele, con particolare acrimonia verso quelle di Iran, Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica ed Ansarullah". Per loro si tratta di "politically correct manipolatorio, che tende ad invisibilizzare le bandiere delle entità partigiane che a quelle latitudini resistono senza se e senza ma". Guai a chiamarli terroristi o regimi sanguinari.Il 31enne marocchino (difeso da Fausto Giannelli, lo stesso legale di Abu Rawwa, accusato di terrorismo dalla Procura di Genova) che ha ferito otto persone sabato scorso ha inevitabilmente creato un precedente all'interno della stessa comunità islamica, i cui esponenti più noti si sono affrettati a derubricare la questione al disagio psichiatrico dell'assalitore. Anche se forse sarebbe più logico chiedersi se esistano attentatori sani di mente. Tra i primi a tentare di far tenere i nervi saldi ai suoi seguaci è uno dei fondatori dell'Ucoii (l'Unione delle comunità islamiche italiane), Roberto Hamza Piccardo, italiano convertito all'islam, che intima: "Nessuno si scusi, nessuno si senta a disagio perché una persona che ha un nome della nostra tradizione ha perso il cervello e ha fatto del male. Non abbiamo nessuna responsabilità e no abbiamo nessuna colpa, la vittimizzazione non fa bene a nessuno. Si tratta di un caso pietoso di malattia mentale, non c'entra niente la religione, non c'entra niente la politica. Sia chiaro: testa alta sempre e comunque". Non sapevamo Piccardo facesse il giudice. A lui si accoda il figlio Davide Piccardo, che sul sito "La Luce" dedica un articolo al caso e un passaggio al leader della Lega Matteo Salvini dipingendolo come un colpevole: "Fino a quando un vicepremier in carica potrà trasformare una crisi psichiatrica in una campagna anti-islam senza conseguenze? Il reato di istigazione all'odio esiste. Fomentare odio verso una minoranza di cittadini italiani da un pulpito istituzionale non è libertà di espressione: è un abuso di quella posizione, e dovrebbe essere trattato come tale, prima nei tribunali e poi nella coscienza pubblica di questo paese".
















