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L'accusa del legale Rossi: “Campagna martellante da sei mesi”. La comunità islamica: “Sarà prosciolto”
Dopo l’arresto di Mohammad Hannoun il dito è puntato contro di noi: la linea della difesa del presidente della comunità palestinese italiana punta dritto sulla tesi della persecuzione politica e mediatica. A sostenerla è l’avvocato Dario Rossi, che all’Ansa ha parlato apertamente di un’operazione costruita nel tempo e non frutto di elementi nuovi emersi all’improvviso. "Si cerca un pretesto per metterlo a tacere. Ne parlavamo da tempo con Hannoun e ci chiedevamo quando sarebbe successo: da sei mesi si assiste a una campagna martellante, tutti i giorni, in Parlamento e su alcuni giornali. Era evidente che si volesse far calare il sipario su di lui", l’analisi di Rossi, che ha ricordato come "Il Tempo abbia dedicato 55 prime pagine" al suo assistito.
Secondo il legale, il fermo di Hannoun sarebbe il punto di arrivo di una lunga pressione esercitata soprattutto sul piano dell’esposizione pubblica. Il difensore ha posto l’accento sul fatto che l’attività di Hannoun si sarebbe sempre svolta alla luce del sole: "Hannoun abbia lavorato alla luce del sole, dicendo cose sensate e impegnandosi per gli altri, senza che nessuno sia mai andato davvero ad analizzare i contenuti del suo lavoro". E ancora: "Organizza missioni, ha bilanci redatti da un commercialista, con tutte le ricevute in ordine". Per Rossi, dietro l’inchiesta ci sarebbe "una chiara volontà politica di metterlo a tacere, perché ha una grande capacità politica ed è andato più volte in Palestina insieme a numerosi esponenti della politica italiana del centrosinistra".








