Doveva essere un tranquillo martedì parlamentare quello di ieri nell’aula del Senato. Poi, in una manciata di ore, la discussione sulle mozioni di maggioranza e opposizione in materia di caro energia e agricoltura si è trasformata nel teatro delle divisioni e contraddizioni del centrodestra.
LA GIORNATA di passione si è consumata a partire dall’impegno sulla spesa militare: prima la richiesta di rivedere gli impegni, poi un nuovo passo indietro. Di prima mattina tutti i capigruppo di maggioranza hanno depositato un testo sull’impegno del governo in politica economica ed energetica, pensato come risposta alle richieste delle opposizioni che chiedevano di tassare gli extraprofitti e modificare il patto di stabilità (comunque negoziato da Paolo Gentiloni). Al punto otto degli impegni, però, si chiedeva al governo di sconfessare quanto assunto un anno fa all’Aja con la Nato, portare al 5% le spese militari entro il 2035. L’idea promossa era «una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche».
NON APPENA il testo è circolato da Palazzo Madama ai corridoi dell’esecutivo è partito il cortocircuito. Tra i primi ad essere avvisati c’è stato il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che da giorni sta combattendo la propria crociata con il Mef per garantire l’attivazione del prestito Safe da 14,9 miliardi. I termini scadono a fine maggio, i contratti sono da finalizzare, e nulla ancora è stato deciso in modo definitivo. E già lì, è il ragionamento, si potrebbe consumare una prima figuraccia a livello internazionale. Rimangiarsi anche quanto condiviso con la Nato sarebbe troppo: dopo quattro anni di rapporti costruiti sull’immagine del governo stabile e affidabile, saldamente ancorato ai tavoli atlantici, nel giro di un paio di settimane la narrazione messa in piedi da Meloni e della destra andrebbe gambe all’aria. Senza considerare il risvolto politico: nella mozione delle opposizioni era presente la stessa richiesta, con toni più netti: «Modificare radicalmente l’obiettivo del 5%».











