Quali sono le cose che ti fanno più paura delle intelligenze artificiali in generale? E quali, invece, se pensi ai giovani? Sono le due domande che ho proposto agli adulti che hanno partecipato a uno dei miei incontri sulle ia al festival di Internazionale Kids a Reggio Emilia.

Se vuoi, prima di continuare a leggere, puoi rispondere qui (troverai anche un quiz che si basa sulle obiezioni più frequenti rispetto all’uso di questi strumenti).

Ho raccolto in due nuvole di parole le risposte che sono state date dal vivo a Reggio Emilia. Puoi vederle qui.

C’è una grossa asimmetria fra le preoccupazioni generali e quelle che, invece, riguardano i più giovani. Nel primo caso emergono soprattutto paure cognitive e politiche: delega del pensiero critico, controllo, fake news, manipolazione, disinformazione, privacy, posti di lavoro, impatto ambientale. Quello che emerge è lo sguardo giustamente preoccupato di chi pensa al funzionamento del mondo e al proprio rapporto con questi strumenti.

Quello sguardo, però, è rivelatore di alcuni tic sociali. Le etichette come “fake news”, per esempio, funzionano e plasmano le paure del dibattito pubblico. Fake news, purtroppo, è un’etichetta molto infelice e può essere ribaltata in ogni momento. Nel 2017, per esempio, Trump ha definito “fake news media” il New York Times e i principali canali televisivi statunitensi come la Nbc, la Cbs, la Abc e la Cnn. Ha detto anche che sono “nemici del popolo statunitense”. Nove anni dopo, continuiamo a temere le fake news. Questa volta amplificate dalle intelligenze artificiali.