«Qualunque strada tu scelga, l’intelligenza artificiale diventerà parte integrante del modo in cui si lavora». Quando venerdì scorso l’ex amministratore delegato di Google Eric Schmidt ha menzionato l’intelligenza artificiale durante un discorso di laurea all’Università dell’Arizona, la platea ha risposto con un boato di fischi. Stesso trattamento per la dirigente del settore immobiliare Gloria Caulfield, che rivolgendosi ai neolaureati della facoltà di Arti e Scienze Umanistiche dell’Università della Florida Centrale ha definito l’avvento dell’intelligenza artificiale come «la prossima rivoluzione industriale».
Nello stesso ateneo, l’introduzione del programma del nuovo corso Art of A.I., che prevede l’insegnamento dell’utilizzo di strumenti creativi basati sull’IA per produrre opere d’arte, ha scatenato reazioni negative da parte di studenti e studentesse. Theo Baker, studente e giornalista che lavora per il Stanford Daily – il giornale studentesco indipendente dell’Università di Stanford, in California – ricorda vividamente il giorno in cui è stata lanciata la prima intelligenza artificiale. «La maggior parte dei miei amici ricordano dove si trovavano e cosa stavano facendo quando uscì ChatGPT, il 30 novembre 2022», ma anche di come si siano sentiti in colpa dopo averla utilizzata per la prima volta. Scrive che ora «è diventata una cosa normale», ma per molti si è anche rivelata una minaccia.










