Un discorso di Eric Schmidt, CEO di Google dal 2001 al 2011, sull’Intelligenza Artificiale durante una cerimonia di laurea negli Stati Uniti ha provocato fischi e proteste da parte del pubblico, come riportato dal Guardian.

L’episodio non è isolato: negli ultimi anni diversi interventi pubblici di figure storiche dell’industria tecnologica hanno generato reazioni simili in contesti accademici. Il segnale è chiaro: il dibattito sull’AI ha abbandonato i laboratori di ricerca per entrare negli spazi in cui chi si affaccia oggi al mercato del lavoro si confronta direttamente con le conseguenze di quella trasformazione.

Perché le cerimonie di laurea sono diventate un terreno di scontro

Le università statunitensi ospitano tradizionalmente interventi di figure del settore tecnologico per collegare formazione accademica e industria. Con l’IA generativa questi eventi hanno assunto un carattere sempre più politico. I sistemi basati su architetture transformer sono oggi in grado di produrre codice, testi e contenuti multimediali con una qualità sufficiente per entrare in flussi produttivi reali, e questo ha reso urgente il confronto sul ruolo delle competenze umane.

Studenti e neolaureati percepiscono un mercato del lavoro che cambia più rapidamente dei cicli formativi tradizionali, in particolare nei settori più esposti come software engineering, comunicazione digitale e servizi creativi. Secondo quanto riportato dal Guardian, il discorso di Schmidt avrebbe toccato il ruolo dell’AI nella formazione, nel lavoro e nella produttività futura. La reazione del pubblico non ha interrotto l’evento, ma ha segnato un momento di tensione che riflette una frattura ormai visibile tra narrazioni istituzionali della tecnologia e la percezione di chi quella tecnologia la subisce prima di poterne beneficiare.