Bene inteso, il primo anno potrebbe anche esser semplicemente di assestamento. Per dire: Beppe Marotta, al suo debutto da dg bianconero, non andò più su di un settimo posto (bissando il deludente risultato dell’anno precedente). Quella stagione - che pure costò assai meno dell’attuale: acquisti per 60 milioni allora e per 137 ora - divenne tuttavia la base per un ciclo storico che portò alla vittoria di 9 scudetti consecutivi (con Antonio Conte, Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri in panchina). E dunque, chissà, in teoria anche alla luce di questa considerazione bisogna valutare l’operato dell’amministratore delegato bianconero Damien Comolli. Con Tudor Certo è, però, che le scelte pesanti e discutibili, nella gestione-Comolli, non sono poche. Hanno radici in una estate fatta di indecisioni: la conferma di Igor Tudor, innanzitutto, fatta con poca convinzione. Come ha dimostrato un mercato portato avanti senza tener conto delle esigenze e dei principi di gioco del tecnico: aveva chiesto “un Tonali” (o qualcosa di simile), il croato, ma non è stato accontentato. E aveva chiesto il riscatto di Kolo Muani: l’attaccante francese è tuttavia stato oggetto di trattative più o meno sino all’ultimo giorno di mercato, ma dopo la seduzione è scattato l’abbandono. Altre perle del mercato estivo: lo scambio Alberto Costa-Joao Mario, nonché gli acquisti last second di Openda e Zhegrova (rivelatisi tutt’altro che a buon prezzo e tutt’altro che azzeccati). Anche il fatto che l’estate si sia chiusa senza l’arrivo d’un direttore sportivo (Marco Ottolini è poi stato ufficializzato a gennaio) non ha aiutato. Con Spalletti Le cose non sono andate meglio a gennaio, dopo l’esonero di Tudor e l’arrivo di Lucano Spalletti. Anche l’ex commissario tecnico non è stato assecondato sul mercato: aveva chiesto una sola cosa, e cioè un attaccante di peso che sopperisse all’assenza di Vlahovic. Ma le sue richieste sono risultate vane. Peggio ancora, forse, il fatto che il destino dello stesso Vlahovic non sia stato risolto per tempo e che ora ci si ritrovi a discutere in extremis per provare a trattenere uno degli attaccanti più forti del campionato italiano onde evitare non solo di perderlo, ma di perderlo a zero. E infine c’è il nodo dei rapporti tra Comolli e Spalletti. Rapporti mai sbocciati. Le distanze sono emerse già a margine delle trattative per il rinnovo del tecnico (un tira e molla di incontri annunciati pubblicamente e poi rimandati) e ora sono aumentate, le distanze, in modo considerevole. Colpi di scena Fondamentale il ruolo di Giorgio Chiellini, tramite tra i due. O erede di Comolli. I prossimi giorni (e i nuovi contatti con John Elkann) saranno decisivi per chiarire i ruoli dirigenziali oltre che la situazione Spalletti. Non sono escluse rivoluzioni, con colpi di scena.