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Floriana Rullo

Manuela Beretta, madre del ricercatore di Omegna: «Anziché essere grati del lavoro fatto da questi ricercatori che stavano studiando i coralli per salvaguardare l’ambiente, l’Università li "scarica". Per me dovrebbero essere ricordati e premiati»

«Per un attimo ho pensato che il corpo di Federico potesse riposare meglio nel mare che amava. Ma ora sapere che tornerà a casa dà un po’ di sollievo al mio dolore». Manuela Beretta è la mamma di Federico Gualtieri, 31 anni, istruttore di sub e ricercatore di Omegna, nel Verbano Cusio Ossola, uno dei 5 sub morti durante un’immersione nell’atollo di Vaavu. Per giorni ha atteso la telefonata che le confermasse che il corpo del figlio era stato ritrovato. Lo ha fatto seduta sul letto della stanza di Chicco, circondata da foto, conchiglie, sabbia e coralli che il figlio amava. «Sono state dette troppe cose. Mi hanno ferita. Oltre a voler verità, mi chiedo perché l’Università lo abbia scaricato sostenendo che non facesse parte della missione scientifica. Mio figlio ha dato la vita per la ricerca e vogliamo che questo sacrificio venga ricordato».

Lei aveva detto che «avrebbe preferito che Federico rimanesse in mare». «Sicuramente se avesse potuto scegliere, avrebbe chiesto di essere lasciato in fondo agli abissi. Era il suo mondo. Non avrebbe mai voluto essere chiuso in un’urna o in una bara. Era un’anima libera. Ma il suo recupero mi ha dato sollievo. Almeno ora possiamo piangerne il corpo. Non sarà molto, nessuno lo riporterà a noi. L’unica consolazione è sapere che se ne è andato nel luogo che amava».