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Alessio Ribaudo, inviato a Genova
L’università di Genova: «L'attività non rientrava tra quella previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale»
«Sono davvero stufo di questo continuo stillicidio di insinuazioni sulla mia famiglia». Carlo Sommacal è stanco, parla con un filo di voce, ma la rabbia si sente tutta. I corpi della moglie Monica Montefalcone e della figlia Giorgia lunedì sono stati individuati nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive. E mentre aspetta che vengano riportate a terra e poi in Italia, attacca: «Ieri, un rappresentante del governo maldiviano ha riferito (al Corriere, tramite Mohamed Hussain Shareef, ndr) che avevano autorizzato mia moglie a svolgere quelle immersioni. Ristabilito l’onore di Monica da una parte, ora si punta l’indice sul fatto che nostra figlia non sarebbe stata nella lista».
È questo il punto che lo ferisce e lo fa infuriare: «Monica non l’avrebbe mai portata sott’acqua fuori dalle regole. Mai. Giorgia era una laureanda in Ingegneria biomedica e chi dice che magari non facesse ricerca per i suoi studi? Come ha detto al Corriere il professor Massimo Musia-Sale, mia moglie adottava il metodo del learning by doing, imparare facendo». Sommacal aggiunge: «In queste spedizioni scientifiche ognuno aveva un compito: c’era chi faceva snorkeling, chi lavorava a cinque metri e chi a dieci».











