Federico Gualtieri era «un esempio, una persona che lascia il segno, animata da una fiamma rara». È il toccante ricordo di amici, colleghi e docenti, affidato a una lettera, del trentenne piemontese morto giovedì in una grotta sottomarina nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. Una tragedia che ha coinvolto altri quattro italiani e anche uno dei soccorritori al lavoro per recuperare i corpi delle vittime. «In queste ore di profondo dolore, rivolgiamo il nostro pensiero e la nostra vicinanza ai genitori di Federico e a tutte le persone che, come noi, hanno avuto il privilegio di conoscerlo» scrivono amici e colleghi nella lettera di ricordo, nella speranza che le loro parole siano di conforto per i familiari.

Il loro è anche un modo per descrivere il giovane di Omegna, partito per le Maldive dicendo alla mamma “Non mi capiterà mai più un momento così” felice. Perché, dopo la laurea con 110 e lode, è arrivata la vittoria di un concorso per lavorare in Giappone ma anche l’amore con Beatrice, studente di Biologia come lui. “Chicco”, come lo chiamavano tutti, era «un naturalista, una persona empatica e umile, sempre pronta a imparare e altrettanto pronta a condividere ciò che sapeva con gli altri». Bastava sentirlo parlare, anche solo per qualche minuto: «Raccontava le sue spedizioni con gli occhi pieni di entusiasmo, trasmettendo curiosità e meraviglia a studenti, colleghi e a chiunque lo ascoltasse. Sapeva emozionare, comunicando con autenticità la sua passione per la Biologia Marina e il valore del sapere scientifico».