In Italia il carcere continua a essere raccontato quasi soltanto nelle emergenze: rivolte, violenze, suicidi, cronaca nera. Molto più raramente si parla di ciò che accade ogni giorno dentro gli istituti penitenziari: il sovraffollamento, le difficoltà nel far valere i propri diritti, la carenza di percorsi formativi e lavorativi, ma anche il peso dell’isolamento che coinvolge le persone detenute e le loro famiglie. Una realtà spesso invisibile nel dibattito pubblico, nonostante dica molto del modo in cui una società sceglie di intendere la pena, la sicurezza e il reinserimento.

Nasce da questa consapevolezza il Movimento Italiano Diritti Detenuti, associazione no profit fondata a Milano da Giulia Troncatti e supportata dalla Fondazione Laura e Alberto Genovese ETS. Giurista e tutor universitaria per il Progetto Carcere dell’Università degli Studi di Milano dal 2021, Troncatti si basa su una convinzione: il carcere è un problema di tutti, con costi sociali, umani e democratici per l'intera collettività. Giulia Troncatti, giurista e fondatrice del Movimento Italiano Diritti Detenuti

Il Movimento si muove su due fronti: la sensibilizzazione dell'opinione pubblica e il supporto concreto a chi vive o ha vissuto la detenzione, attraverso strumenti digitali innovativi e percorsi di reinserimento lavorativo e formativo. A indirizzarne le mosse è un comitato scientifico composto da figure accademiche e istituzionali: Rita Bernardini, già deputata e presidente dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino; Stefano Simonetta, professore ordinario e Prorettore dell’Università degli Studi di Milano; Sergio Grossi, professore associato del John Jay College of Criminal Justice di New York, e Alessandra Augelli, ricercatrice all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Grazie anche alla presidenza onoraria della studiosa americana Baz Dreisinger, l’associazione si propone di affermarsi come punto di riferimento non solo milanese ma su tutto il territorio nazionale. Ne parliamo con la sua fondatrice.