«C’è troppo clamore. Lo trovo non rispettoso dei morti e del dolore dei familiari. Facciamo più silenzio». L’appello viene da Patrizia Maiorca, figlia di Enzo, un nome che conta sopra e anche sott’acqua, dove ha conquistato 12 record mondiali in apnea, scendendo sino a 70 metri. Perché tacere? «Tutto questo rumore su questa tragedia delle Maldive è troppo, è fastidioso. Farei un passo indietro: il rispetto è nel silenzio. Tra l’altro, ancora non sappiamo nulla di certo». È un evento che ha scosso, si vuole sapere. «Sì, capisco, ma dobbiamo attendere. Aspettare l’esito delle analisi, indagini. Fino a quel momento, sono solo congetture». Scusi l’insistenza, ma ci sono aspetti che non tornano. Si parla persino di una attrezzatura inadeguata dei cinque sub. «Non credo, perché mi hanno detto tutti che la professoressa Montefalcone era una persona estremamente scrupolosa. Io l’ho anche conosciuta… E così gli altri sub. E poi, si è immersa con la figlia: già questo, dice tutto. Ma non voglio entrare nel merito, per favore non mi ci trascinate». L’aveva conosciuta? «Sì. Lei si occupava insieme a Greenpeace del progetto “Mare Caldo” , un’iniziativa che prevede la posa a mare in diverse aree marine protette di termometri, dalla superficie a circa 40 metri di profondità, per misurare la “febbre” del mare, l’innalzamento della temperatura. L’area marina del Plemmirio, che presiedo, è stata una delle prime ad aderire. La professoressa Montefalcone era venuta a Siracusa e poi c’era stata anche una collaborazione con l’Università di Genova per lo studio del coralligeno di cui lei era una grande esperta». E che impressione le aveva fatto? «Di una donna molto solare, con una passione sconfinata per il mare». Che l’ha spinta sino a 60 metri, sul fondale delle Maldive. Cosa muove voi apneisti, subacquei, ma anche ricercatori a scendere nel blu, correndo anche rischi? «La molla è sempre l’amore per il mare. Nel caso degli studiosi è importante che vadano a vedere con i propri occhi gli ambienti marini, perché è chiaro che quello che registra la loro visione è fondamentale per capire le condizioni esistenti. Per gli sportivi, la spinta è anche finalizzata alla conquista di un metro in più, un passo in più. Per gli apneisti, poi, è la sfida nei confronti non del mare, ma come diceva papà, essenzialmente con se stessi». Suo padre Enzo ne fu l’esempio. Ha conquistato il record dei –50 metri, smentendo la comunità scientifica dell’epoca. Un luminare disse che a -50 i suoi polmoni avrebbero fatto «crash».Ha corso il rischio di morire. «Nel 1960, si fermò a -49 metri. Poi, nel 1961, fu record. Ma si mosse empiricamente: da -49 metri si avvicinò ai -50 negli allenamenti. Penso che la sua frequentazione del mare lo avesse tranquillizzato». Forse, è stato così anche per la professoressa e gli altri sub... «Penso dovesse essere una immersione tranquilla, non rischiosa». —
Patrizia Maiorca: “Più rispetto per i subacquei, c’è troppo clamore”
La figlia di Enzo, 12 primati mondiali in apnea e presidente dell’area marina del Plemmirio. “La professoressa Montefalcone l’ho conosciuta. L’immersione? C’er…











