"Io Monica (Montefalcone, ndr) la conoscevo, avevamo anche tenuto una conferenza insieme.
Era una biologa appassionata, una subacquea molto brava, preparata, che si era già immersa nel Blue Hole a 90 metri. Sono annichilito". Lo afferma, in un'intervista a La Stampa, l'apneista Umberto Pelizzari, commentando la tragedia dei cinque sub italiani morti alle Maldive.
"Conosco i luoghi - aggiunge -. E conosco anche il tour operator, Albatros: dei super professionisti, che si prendono cura di tutto, precisi. Ero sulla stessa barca utilizzata dal gruppo di Monica, il Duke of York, sei mesi fa. E anche questa è una circostanza che mi sconcerta".
Secondo le prime ricostruzioni sarebbero entrati in una grotta, da cui non sono più usciti. Ma parliamo di un'impresa impossibile? "Dipende - prosegue Pelizzari - dal livello di conoscenza ed esperienza dei subacquei. L'istruttore, il capo immersione, deve valutare se chi porta con sé ha le certificazioni, i brevetti, l'abilità adeguati. In questo caso, quello che mi tormenta è che nessuno di loro sia uscito dalla grotta per dare l'allarme. Parlando teoricamente, ci si può perdere nella grotta, si va nel panico, si inizia a pinneggiare, si alza la fanghiglia, non si trova più la strada d'uscita. Le torce servono a poco. Entri nella prima sala, poi nella seconda, in una terza. Ti giri, c'è l'acqua torbida, ti sembra di essere passato da quella direzione, ma ti sbagli. Vai fuori controllo. E sei a 50-60 metri, dove ci sono regole d'immersione, tempi da rispettare. La grotta diventa una trappola".











