Non sono ancora chiare le cause della morte dei cinque sub alle Maldive ma secondo i media locali, a causarne il decesso sarebbe stata "la tossicità dell'ossigeno". «È un fenomeno che può succedere quando si scende molto in profondità», spiega all'AGI l'esperto Maurizio Uras dive master di lungo corso e titolare del dive center “L'Argonauta” in Sardegna, a Cala Gonone. «Se la miscela della bombola non è adeguata, l'ossigeno a certe profondità diventa tossico» afferma Uras. In sostanza, ogni 10 metri aumenta la percentuale di ossigeno che si respira tramite l'erogatore.
la tragedia
Maldive, 5 italiani morti durante un’escursione subacquea: stavano esplorando una grotta a 50 metri di profondità
«Normalmente le immersioni vengono fatte con le bombole e 1,4-1,6 bar, ossia con precise percentuali di ossigeno - continua - e ciò significa che se si scende molto oltre il limite dei 18 metri, che sarebbe quello previsto per chi consegue il brevetto di primo livello, la percentuale di ossigeno contenuta nella bombola deve essere ridotta». A quel punto, bisognerebbe diminuire la percentuale nella bombola di ossigeno e di azoto e aumentare quella di un altro gas, come l'elio.
«È un punto molto importante», in quanto il rischio di calarsi così in profondità con una miscela “sbagliata” è quello di "avere crampi, e di mandare in sofferenza tutti i muscoli e quindi anche il cuore". Prima di immergersi, quindi, un sub esperto deve controllare con l'ossimetro la miscela contenuta nella bombola e ovviamente valutare prima la profondità che si vuole raggiungere.










