I cinque subacquei italiani morti alle Maldive in una grotta a 50 metri di profondità. La possibile causa dell'iperossia o «tossicità dell'ossigeno». E il luogo della tragedia, che poteva essere raggiunto solo da sub molto esperti, quali erano le vittime, tutte note nell'ambiente
Lo scenario della tragedia che ha visto la morte di cinque subacquei italiani alle Maldive si va ricomponendo, man mano che le notizie iniziali diventano certezze e pezzi di un'indagine in corso. Le cinque vittime non erano affatto turisti sprovveduti, ma erano noti nell'ambiente come estremamente esperti di immersioni. La professoressa Monica Montefalcone era anche consulente tecnica della rivista specializzata «Sub», edita da Bianco&Blu. Il tour operator che organizzava le attività è Albatros Top Boat, con sede a Verbania (tutte le 5 vittime erano piemontesi). A differenza di un resort, essere a bordo di una motonave specializzata è una condizione perfetta per i subacquei. Si possono girare 2-3 spot al giorno, cosa che non puoi fare ovviamente se sei in un villaggio, spostandosi tra più atolli. In barca, tutta l'attività è orientata alle immersioni. Si mangia anche in modo diverso, con diete calibrate sulle attività sott'acqua; a bordo si svolge anche tutta la preparazione teorica, ad esempio per chi deve prendere il brevetto. In attesa di certezze, tra le cause più probabili della tragedia c'è quella dell'ossigeno tossico.











