“Non voglio che mia figlia, mia moglie e gli altri subacquei muoiano ogni giorno nelle ipotesi degli altri”. È un appello accorato quello che Carlo Sommacal affida a LaPresse dopo la tragedia avvenuta alle Maldive, dove hanno perso la vita cinque italiani durante un’immersione scientifica nelle grotte marine dell’atollo di Vaavu. Tra le vittime ci sono la biologa marina Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, e la figlia Giorgia Sommacal. Con loro sono morti anche la ricercatrice Muriel Oddenino, Federico Gualtieri — laureato di recente all’ateneo ligure — e Gianluca Benedetti, capobarca padovano di 44 anni.

Nelle ore in cui le salme stanno rientrando in Italia, con arrivo previsto a Malpensa, il marito della docente invita alla prudenza rispetto alle ricostruzioni circolate negli ultimi giorni sulle possibili cause dell’incidente. “Erano un gruppo affiatato ed esperto, con solo uno scopo: proteggere la natura. Prima di parlare, rispettate le cose oggettive, guardate chi erano fino in fondo. Lo si capisce da quello che hanno fatto. Leggete i curriculum”, ha dichiarato a LaPresse.

“Mia moglie era una sirena”

Sommacal rivendica il livello professionale e scientifico della moglie, ricordando il suo percorso accademico e subacqueo. “Erano esperti. Mia moglie era una sirena, una persona col sole negli occhi. Ha pubblicato su Nature, ricevuto il Tridente d’oro. Quella grotta in cui sono andati è un museo del mare”, racconta. Il riferimento è al riconoscimento internazionale ricevuto pochi mesi fa dalla docente: il Tridente d’oro, conferito dalla Società scientifica di tecniche subacquee. Nel curriculum della biologa — una lunga documentazione di diciannove pagine aggiornata nel 2019 — figurano pubblicazioni scientifiche, partecipazioni a congressi internazionali, attività di ricerca e brevetti specialistici, compreso quello di Cave Diver per immersioni speleosubacquee. “Su cos’è successo lì ne hanno dette di tutti i colori, ma sono illazioni. Non voglio che muoiano ogni giorno”, insiste Sommacal.