La Casa Bianca accoglie l’appello congiunto di Riad, Abu Dhabi e Doha di riaprire le trattative con l’Iran su nuove basi e stoppa l’offensiva militare su vasta scala prevista per la giornata odierna. Ma per Teheran il colpo di scena negoziale rappresenta l’ultima chance. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Gioco delle parti in corso, ma precario, fra Teheran e Washington. Il regime degli ayatollah inscena l’ennesimo gioco delle tre carte e Trump, suo malgrado, si immedesima nella definizione di Taco, affibbiatagli dalla stampa Usa: tycoon always chickens out, fa sempre marcia indietro.

L’Iran ottiene l’intervento diplomatico di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per andare oltre, dietro le quinte, l’ultima proposta negoziale in 14 punti predisposta dai pasdaran e Trump sospende il conto alla rovescia della ripresa dei bombardamenti.

Teheran ha modificato in particolare, ma non si conosce ancora in che misura, l’iniziale rifiuto allo smantellamento del programma nucleare del quale accettava solo un congelamento a lungo termine. Resta incerta la destinazione dell’uranio già arricchito che secondo gli iraniani dovrebbe essere trasferito in Russia invece che negli Usa. Mentre per lo stretto di Hormuz rimane l’iniziale proposta di una riapertura graduale.