Il punto più sorprendente non è la cifra, pur enorme. Non sono i circa 150 miliardi di dollari chiesti da Elon Musk, né il peso simbolico di una battaglia che ha messo uno contro l’altro alcuni dei nomi più influenti della Silicon Valley. Il vero colpo di scena è un altro: dopo settimane di testimonianze, accuse reciproche e ricostruzioni sulla nascita di OpenAI, il caso si è chiuso su una domanda molto più asciutta, quasi amministrativa. Musk ha fatto causa troppo tardi? La risposta della giuria è stata sì, all’unanimità. Ed è bastato questo per far crollare l’intera impalcatura del processo.
La decisione, arrivata oggi nel tribunale federale di Oakland, California, ha rappresentato una vittoria piena per OpenAI, per il suo amministratore delegato Sam Altman e per il presidente Greg Brockman. La giuria, composta da nove persone, ha ritenuto che le contestazioni di Musk fossero state presentate oltre i termini previsti dalla legge. Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers, che nel procedimento aveva il potere finale, ha fatto propria la valutazione della giuria e ha respinto le richieste dell’imprenditore. Dopo un processo durato circa tre settimane, ai giurati sono bastate meno di due ore di camera di consiglio.












