Elon Musk ha incassato la peggiore sconfitta possibile nella battaglia legale contro OpenAI: lunedì 18 maggio la giuria di un tribunale federale statunitense e la giudice che presiedeva il processo hanno stabilito che l’imprenditore ha presentato troppo tardi le sue accuse contro la società di intelligenza artificiale e i suoi massimi dirigenti, Sam Altman e Greg Brockman. Nonostante la decisione della giuria avesse solo un valore consultivo, la giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers l'ha accolta subito, rendendola definitiva.Il verdetto e l’appello“La nostra intenzione è di fare appello”, ha detto alla giudice Steven Molo, il principale avvocato di Musk al processo. Un altro dei legali del miliardario, Marc Toberoff, ha commentato con una sola parola davanti ai giornalisti mentre usciva dall’aula: “Appello”. In seguito ha aggiunto che il verdetto gli ricordava alcuni episodi della guerra d’indipendenza americana, come l’assedio di Charleston e la battaglia di Bunker Hill. “Sono state grandi sconfitte per gli americani, ma chi ha vinto la guerra?”, ha detto Toberoff. “Non è finita”.Gli avvocati di OpenAI si sono invece abbracciati dopo la lettura del verdetto in aula. William Savitt, il principale legale della società, ha detto ai giornalisti che le prove presentate nel caso erano “schiaccianti” e hanno permesso alla giuria di decidere rapidamente.Nel corso del processo, Gonzalez Rogers ha messo in discussione le motivazioni alla base della causa intentata da Musk contro OpenAI. Lunedì, però, ha anche riconosciuto che il processo-spettacolo di tre settimane ha avuto una sua utilità. “Ritenevo che fosse una questione importante da affrontare in aula e che un processo potesse aiutare a fare chiarezza”, ha detto agli avvocati delle due parti. “Ci sono prove consistenti a sostegno di quanto stabilito dalla giuria, ed è per questo che ero pronta ad accettarne le conclusioni e a respingere subito la causa”.La giuria, composta da nove membri, ha emesso all'unanimità il suo verdetto in un’aula di Oakland, in California, dopo meno di due ore di deliberazione. I giurati hanno stabilito che i termini di prescrizione erano scaduti molto prima che la causa fosse avviata nel 2024. Musk sperava di convincere la giuria che Altman e Brockman, con l’aiuto dei capitali di Microsoft, avessero trasformato OpenAI in una società enorme, ben oltre quanto immaginato quando i tre l’avevano cofondata come non profit quasi 11 anni fa.Ma stabilendo che la causa non era stata presentata in tempo, i giurati non si sono espressi nel merito delle tre accuse di Musk, che imputava a OpenAI. Una sconfitta legata a quella che può essere presentata come una questione tecnica potrebbe lasciare a Musk uno spiraglio per continuare a perorare la propria causa, sostenendo che la giuria non si è mai pronunciata sulla sua accusa principale, ovvero che un’organizzazione benefica si sarebbe sottratta ai suoi scopi originari.Savitt, l’avvocato di OpenAI, ha respinto la tesi. “Non è una decisione tecnica, è una sentenza di merito”, ha dichiarato. “Significa che avete presentato le vostre accuse troppo tardi e che le avete tenute da parte per usarle come arma, da concorrenti incapaci di competere sul mercato. Per questo siamo molto soddisfatti del risultato”. Il portavoce di Microsoft Alex Haurek ha dichiarato in una nota che “i fatti e la sequenza degli eventi erano chiari da tempo" e che il colosso tecnologico continuerà il “lavoro con OpenAI per far progredire l’intelligenza artificiale e portarla su scala più ampia”.In alcuni post su X, Musk ha definito Gonzalez Rogers una giudice “attivista”, sostenendo che avrebbe “usato la giuria come copertura” e deciso sulla base di un “tecnicismo sui tempi”. Sebbene di fatto la decisione non crei un precedente giuridico formale, l'imprenditore ha accusato la giudice di aver “concesso un via libera per saccheggiare gli enti benefici, se si riesce a tenere nascosto il saccheggio per qualche anno!”. “Per chiunque abbia seguito il caso nel dettaglio, non c’è dubbio che Altman e Brockman si siano effettivamente arricchiti rubando a un ente benefico”, ha aggiunto in un altro post.Il peso del processoNonostante il risultato deludente per Musk, il processo sembra aver comunque danneggiato l’immagine pubblica di OpenAI e dei suoi principali dirigenti. Nel corso del procedimento sono emersi nuovi dettagli sul patrimonio di Brockman e sulle accuse di disonestà rivolte in passato ad Altman. Senza contare che entrambi hanno anche dovuto sottrarre al lavoro quotidiano decine, se non centinaia, di ore tra deposizioni, testimonianze e presenza in aula.Musk ha passato in aula molto meno tempo rispetto ai dirigenti di OpenAI, circa tre giorni. La scorsa settimana è persino volato in Cina per presenziare alla visita del presidente statunitense Donald Trump nel paese, anche se tecnicamente avrebbe potuto essere richiamato a testimoniare. “Devo dire che per noi è stata una sorpresa”, ha commentato Savitt la scorsa settimana. “Invece di restare nella giurisdizione in cui aveva presentato la causa, pronto a comparire davanti alla giuria convocata per il processo che lui stesso aveva avviato, ha deciso di salire sull’Air Force One e andare in Cina”.Al di là delle implicazioni economiche ed emotive, il caso è stato anche una gara di spavalderia tra due miliardari del settore tecnologico, che hanno rotto una breve alleanza di convenienza per una presunta disputa sulla leadership, salvo poi ritrovarsi a inseguire visioni sorprendentemente simili sul futuro dell’intelligenza artificiale generativa. Poco prima dell’inizio del processo, Musk aveva cercato di arrivare a un accordo, ma il suo tentativo è stato respinto.Nel corso dei 12 giorni di processo, gli avvocati di OpenAI hanno insistito più volte sulla mancanza di prove a sostegno della versione dei fatti di Musk.Le origini della disputaMusk e Altman avevano cofondato OpenAI come organizzazione non profit perché pensavano che la struttura li avrebbe aiutati a rivendicare una superiorità morale rispetto al loro principale concorrente, Google. Come non profit, OpenAI avrebbe potuto concentrarsi sull’obiettivo di impedire che l’intelligenza artificiale distruggesse l’umanità, senza doversi preoccupare di massimizzare i profitti per gli azionisti. I due imprenditori credevano che puntare sull'interesse pubblico avrebbe aiutato OpenAI ad attirare i migliori ricercatori e a conquistare il sostegno dell’opinione pubblica.Con il tempo, però, è diventato chiaro che avevano sottovalutato la difficoltà di reperire fondi per una non profit e la quantità di denaro necessaria per sviluppare la cosiddetta intelligenza artificiale generale.Nella sua causa, Musk ha sostenuto che i 38 milioni di dollari donati a OpenAI tra il 2016 e il 2020 siano stati usati in modo improprio: Altman e Brockman – sostiene l'imprenditore – li avrebbero impiegati per finanziare ricerche pionieristiche sull’intelligenza artificiale, dirottando in seguito le competenze tecniche alla nuova divisione a fini di lucro della società. Dalle prove e dalle testimonianze emerge però che Musk aveva approvato la creazione dell'entità, su cui poi ha deciso di non investire una volta fallito il tentativo di assumerne il controllo.Ma la rabbia del capo di Tesla e SpaceX è esplosa soprattutto quando Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI e la startup è diventata nota al grande pubblico con il lancio di ChatGPT nel 2022.L’anno successivo, Musk ha fondato un'azienda di intelligenza artificiale rivale, xAI, iniziando a preparare il terreno per la causa federale che avrebbe presentato nel 2024. Nonostante al processo abbia dichiarato che i suoi timori sulla svolta societaria di OpenAI sono emersi solo nel 2023, le prove presentate in aula sembrano indicare dubbi antecedenti a quella data. Musk insomma avrebbe potuto fare causa prima, ma non lo ha fatto.In caso di vittoria, Musk avrebbe potuto ottenere un risarcimento economico superiore a 100 miliardi di dollari dalla divisione a scopo di lucro di OpenAI, denaro che, a suo dire, avrebbe poi donato alla non profit della società. L'imprenditore chiedeva anche che Altman e Brockman fossero sollevati dal loro incarico e che il tribunale esercitasse una supervisione su OpenAI, per garantire che l'azienda tenesse fede alla missione di sviluppare l’intelligenza artificiale generale in sicurezza.OpenAI è ancora molto lontana dal generare profitti e continua a spendere grandi somme per migliorare e mantenere operativi i suoi modelli di AI. La società afferma però che nel 2025 i ricavi da abbonamenti, licenze e pubblicità hanno superato i 20 miliardi di dollari, e punta a quotarsi in Borsa già quest’anno. La società ha ancora una fondazione non profit che esercita una certa supervisione sulla ricerca nel settore dell'AI e dispone probabilmente di più risorse di qualsiasi altro ente benefico al mondo. I critici, però, la considerano ormai un’estensione dell’azienda, e non il contrario.Dal canto suo, xAI vende abbonamenti al chatbot Grok e offre i suoi strumenti di intelligenza artificiale in licenza alle aziende. A febbraio è stata acquisita da SpaceX, la società spaziale dell’imprenditore: la nuova entità potrebbe debuttare al Nasdaq già il 12 giugno.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.