D.T.

18 maggio 2026 20:41

Sam Altman ed Elon Musk (Foto: Lapresse)

Elon Musk perde la battaglia legale contro OpenAI, l'azienda che ha ideato ChatGPT. Una giuria del tribunale federale di Oakland ha stabilito che le principali accuse mosse dal miliardario contro Sam Altman, il presidente Greg Brockman, la fondazione OpenAI e Microsoft sono state presentate oltre i termini previsti dalla legge, risultando quindi prescritte. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto il verdetto, chiudendo di fatto uno dei processi più seguiti nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale.La decisione rappresenta una vittoria cruciale per OpenAI, che evita così una potenziale crisi legale capace di mettere in discussione la sua struttura societaria e i rapporti con investitori miliardari come Microsoft, Amazon e SoftBank.Perché Musk aveva fatto causa a OpenAIAl centro dello scontro c’era la trasformazione di OpenAI: da laboratorio di ricerca senza scopo di lucro, nato con l’obiettivo dichiarato di sviluppare intelligenza artificiale "a beneficio dell’umanità", a gigante privato dell’IA valutato centinaia di miliardi di dollari e protagonista della corsa globale all’intelligenza artificiale grazie a ChatGPT.Musk, tra i fondatori iniziali dell’organizzazione e finanziatore con circa 38 milioni di dollari, sosteneva che Sam Altman e Greg Brockman avessero tradito la missione originaria, privilegiando interessi economici, investitori privati e crescita commerciale rispetto alla sicurezza dell’Ia e all’interesse pubblico.L’imprenditore aveva chiesto fino a 150 miliardi di dollari di risarcimento e puntava, secondo quanto emerso durante il processo, a riportare OpenAI a una struttura completamente no-profit , facendole perdere di fatto i legami con i suoi investitori. Una vittoria di Musk avrebbe avuto conseguenze enormi: avrebbe potuto compromettere i piani di espansione della società e mettere a rischio i rapporti con partner strategici che negli ultimi anni hanno investito miliardi nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.La giuria: Musk ha aspettato troppoPrima ancora di valutare il merito delle accuse, i nove giurati erano chiamati a risolvere una questione preliminare: capire se Musk avesse agito entro i tempi previsti dalla legge. La risposta è stata negativa.Secondo la giuria, il fondatore di Tesla e SpaceX avrebbe presentato il ricorso troppo tardi rispetto alla sua ultima donazione e alla rottura dei rapporti con OpenAI. Una conclusione che ha impedito di affrontare nel dettaglio il nodo più delicato: se davvero OpenAI abbia violato i principi su cui era stata fondata.La decisione della corte ha quindi lasciato invariato l’attuale assetto della società guidata da Altman.Undici giorni di testimonianze e accuse reciprocheIl processo, iniziato il 28 aprile e durato diverse settimane, ha visto sfilare in aula figure di primo piano del settore tecnologico. Il confronto si è trasformato anche in uno scontro sulla credibilità personale dei protagonisti.Nell’arringa finale, Steven Molo, avvocato di Musk, ha puntato il dito contro Sam Altman, sostenendo che diversi testimoni ne avessero messo in dubbio l’affidabilità. "La credibilità di Sam Altman è direttamente in discussione. Se non gli credete, loro non possono vincere", ha dichiarato alla giuria.Dal fronte opposto, OpenAI ha ribaltato l’accusa sostenendo che fosse Musk a essere mosso da interessi economici. William Savitt, legale della società, ha attaccato duramente il proprietario di X e Tesla: "Il signor Musk può avere il tocco di Mida in alcuni settori, ma non nell’intelligenza artificiale".La causa era considerata un passaggio simbolico per il settore tecnologico: non solo per il futuro di OpenAi, ma anche per una domanda più ampia che accompagna lo sviluppo dell’intelligenza artificiale da anni, chi dovrebbe controllarla e chi dovrebbe beneficiarne economicamente.