Una cosa che si è andata persa, tra tutti questi miliardi di dollari, è quanto il settore dell’intelligenza artificiale sia litigioso. Dispettoso, si potrebbe dire. Se da una parte i dipendenti e i ricercatori che lavorano per le principali aziende passano da OpenAI a Meta per poi tornare ad Anthropic senza problemi, i loro capi sono pochi e animati da un forte senso di vendetta.In generale, ce l’hanno spesso con Sam Altman, capo di OpenAI, al centro della battaglia legale di Elon Musk, suo ex socio nella creazione dell’azienda, che lo accusa di aver tradito gli ideali fondativi di OpenAI per trasformarla in una società come le altre. Non una no profit dedita alla ricerca e alla cautela nello sviluppo dell’AI, ma una macchina da soldi valutata a circa 800 miliardi di dollari.Dopo mesi di discussioni e illazioni, è iniziato il processo tra Musk e OpenAI, che rischia di condizionare il futuro dell’azienda e soprattutto del suo ceo, Altman, che viene da mesi difficili. Molti dipendenti e dirigenti hanno lasciato l’azienda, lamentandosi della direzione sconsiderata presa da Altman, il quale è stato protagonista di un articolo-fiume del New Yorker in cui decine e decine di persone hanno raccontato la loro versione della stessa storia: Sam Altman è un bugiardo inaffidabile e a tratti sociopatico che quasi nessuno ritiene degno del mandato che la storia gli ha dato.Certo, dall’altra parte c’è Elon Musk, non di certo la mascotte dell’etica nel capitalismo: anche per questo, la battaglia legale Musk vs OpenAI rischia di essere una lotta nel fango che potrebbe fare male a entrambi. Ma come c’è finito Musk, in tutto questo? Un riepilogo: OpenAI nacque come no profit nel 2015 per volere di Altman, Musk e altri investitori ed esperti di AI, preoccupati dallo sviluppo sconsiderato della tecnologia da parte di aziende chiuse e dedite al facile guadagno (vedi: Google). Serviva quindi una società senza scopo di lucro e dall’approccio accademico, aperto (da qui il nome), per sviluppare le AI in armonia con il mondo e i suoi creatori.Nel 2018, a seguito di una lite tra i due fondatori, Musk se ne andò (o fu cacciato, a seconda delle versioni). Poco male: erano anni di enorme crescita per Tesla, che per alcuni anni assorbì le attenzioni di Musk, che quasi si dimenticò di quella strana organizzazione no profit. Nel novembre del 2022, però, le cose cambiarono: OpenAI mise online ChatGPT, cambiando le regole del gioco – nel settore tecnologico e non solo. Il successo del chatbot accelerò il processo con cui già da tempo OpenAI stava abbandonando la sua natura no profit per diventare un’azienda come le altre: soprattutto perché, una volta perso Musk, aveva bisogno di soldi, e tanti. Fu anche questo a spingere Altman a stringere un’alleanza con Microsoft, ben disposta a versare capitale nella società.ChatGPT cambiò anche i piani di Musk, che fondò nel 2023 xAI, un’azienda del settore che lo scorso anno ha fuso con SpaceX, creando un colosso tecnologico che dovrebbe costruire e far funzionare data center nello spazio. Anche Tesla, la principale azienda di Musk, potrebbe finire nello stesso calderone, dato che già da tempo sta provando a convertirsi dalla produzione di auto elettriche a quella di robot umanoidi, nientemeno.Per quanto riguarda il processo in corso, il piano di Musk è semplice: dimostrare che Altman è uno sconsiderato, indegno di guidare la principale azienda del settore. L’obiettivo è di ottenere 150 miliardi di dollari di danni, ma anche e soprattutto stimolare un cambio di guardia ai piani alti della società. O, perché no, complicarle abbastanza la vita da permettere un sorpasso della sua xAI ai danni di OpenAI stessa. Dispetti e vendette, appunto.Tuttavia, Altman può contare invece su un fattore a suo favore: Elon Musk. Nel primo giorno del processo, alcuni membri della giuria lo hanno definito “avaro, razzista, omofobo” e uno “stronzo di livello mondiale”, tanto da spingere i suoi avvocati a chiedere una revisione della giuria stessa.Niente da fare: Yvonne Gonzalez Rogers, giudice della Corte degli Stati Uniti nel distretto settentrionale della California, ha detto che solo perché la gente non lo ama – o lo disprezza – non vuole dire che non possa esprimersi sul caso. Anche perché, sembra essere il sottotesto di Rogers, trovare un pool di persone con opinioni favorevoli su Musk è difficile, nel 2026. Certo, su X se ne trovano tante, è vero. Ma i bot, in questi casi, non valgono.