La reputazione di entrambi è stata minata dalle tante mail, messaggi e dichiarazioni che abbiamo sentito durante il processo. OpenAI, intanto, è libera di continuare a raccogliere fondi e perfezionare la quotazione in Borsa
Ci hanno messo meno di due ore i membri della giuria a dare il loro responso su una lite che va avanti da almeno due anni. Una decisione veloce perché, semplicemente, è troppo tardi per decidere. Elon Musk ha aspettato troppo a fare causa a Sam Altman per aver tradito - come lui sostiene - la missione originale di OpenAI di creare un'intelligenza artificiale a beneficio dell'umanità. Ci ha messo troppo anche a portarlo in tribunale per dimostrare come il suo vero scopo sia il lucro e non l'innovazione per il bene collettivo. Lui, Musk, la startup ha contribuito a fondarla e finanziarla, per poi decidere di abbandonare il progetto nel 2018. Le sue critiche emergono però molto tempo dopo, quando OpenAI diventa famosa in tutto il mondo per aver lanciato ChatGpt, il chatbot di intelligenza artificiale ancora oggi più usato al mondo. Da qui i dubbi sulle sue reali intenzioni: vuol ribadire la cattiva gestione di una startup in cui credeva o vuole arginare il potere della società di AI più influente al mondo su cui non ha creduto abbastanza? In ogni caso, la giuria ha messo un punto, che Musk vuole trasformare in una virgola: ha già annunciato che farà ricorso. Noi però in questo processo abbiamo imparato molte cose. Su OpenAI, su Musk e anche su Altman. Non si può dire che ci siano vincitori in questo procedimento legale. Tutti ci hanno perso qualcosa. Tranne, forse, uno.










