Il Patto di stabilità e crescita può essere “stupido” (come lo chiamò Romano Prodi con un’espressione rimasta iconica) ma è meno dannoso delle proposte di modifica che lo riguardano.

Giorgia Meloni ha scritto a Ursula von der Leyen per chiedere di escludere dal computo del deficit le spese effettuate per l’emergenza energia, che si sta rivelando più duratura e profonda di quanto molti sperassero. Inizialmente l’Italia sperava di ottenere un’autorizzazione generalizzata a fare più debito; adesso la richiesta è meno estrema: «estendere temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale già prevista per le spese di difesa» anche alle spese straordinarie per la crisi energetica, «senza modificarne i limiti massimi di scostamento già previsti».

Si possono avere opinioni differenti sull’opportunità di una deroga per rafforzare la difesa europea. Trattandosi di un’iniziativa comune e coordinata ha senso che, in questo campo, la Commissione giochi un ruolo da regista; ma anche a questa esigenza si potrebbe far fronte utilizzando meglio risorse già nella disponibilità dei governi nazionali e delle istituzioni europee, che congiuntamente assorbono attorno al cinquanta per cento del Pil europeo. Ma è impensabile estendere questa logica all’energia: infatti, non solo le caratteristiche della crisi sono diverse da Paese a Paese, ma lo sono anche i contorni della risposta.