Una promessa di risparmio sull’assicurazione auto che, dietro l’apparenza di un affare conveniente, nascondeva un sistema di identità rubate e polizze fasulle. È il meccanismo al centro del processo che vede imputati Giovanni Di Franco e Roberto Auriemma, accusati di sostituzione di persona e frode assicurativa insieme a un terzo uomo che ha già scelto il rito abbreviato ed è stato condannato separatamente. Secondo l’accusa, i due avrebbero contattato automobilisti proponendo premi assicurativi più bassi rispetto a quelli di mercato. Per ottenere quelle tariffe, però, venivano utilizzati i dati anagrafici di persone completamente ignare, residenti in province dove le assicurazioni costano meno e con una buona classe di merito. In questo modo le compagnie credevano di stipulare contratti con clienti «virtuosi», mentre le auto appartenevano in realtà ad altri conducenti. Chi accettava l’offerta pagava alcune centinaia di euro in meno rispetto al costo reale della polizza, ma riceveva un’assicurazione falsa. Nel frattempo, le vittime del furto d’identità si ritrovavano intestatari di contratti per veicoli mai posseduti. L’inchiesta dopo le segnalazioni L’inchiesta è partita dopo le segnalazioni di tre persone residenti tra Moncalieri, il Saluzzese e il Saviglianese. Una donna ha raccontato in aula di aver scoperto che il suo nome era stato usato più volte negli anni per assicurare automobili sconosciute: dati anagrafici corretti, ma indirizzi modificati. Ancora più pesante la situazione per un uomo del Saluzzese, che si sarebbe trovato intestate addirittura sette polizze assicurative relative a mezzi mai avuti. A ricostruire il presunto sistema è stato il consulente antifrode di una delle compagnie coinvolte, costituitasi parte civile nel processo in corso al tribunale di Cuneo. Secondo quanto emerso, alle agenzie assicurative venivano inviati documenti falsificati: da una parte i dati di una persona residente nel Nord Italia, dall’altra quelli del reale proprietario del veicolo. Così le tariffe risultavano molto più basse. In un caso citato durante il dibattimento, per assicurare un Ford Transit sarebbero stati versati 229 euro invece dei 1.047 dovuti da un automobilista residente a Napoli. La differenza, secondo l’accusa, finiva nelle tasche degli imputati. Gli investigatori sono arrivati ai presunti responsabili attraverso l’indirizzo «ip» collegato alla mail usata per scambiare documenti con le compagnie assicurative. Da lì sarebbero emersi anche contatti telefonici frequenti tra i tre indagati e movimenti bancari legati al pagamento di alcune polizze. Una delle vittime avrebbe inoltre riconosciuto in aula uno degli imputati come il consulente che le aveva proposto lo sconto assicurativo. Il procedimento è stato rinviato al 16 giugno, data in cui verranno ascoltati gli ultimi testimoni dell’accusa e della difesa.
Vendevano assicurazioni per auto utilizzando i dati di altri conducenti
Due a processo in tribunale a Cuneo per frode e sostituzione di persona. Inchiesta partita da Moncalieri nel Torinese con Saluzzese e Saviglianese












