MESTRE (VENEZIA) - Due Ferrari da 200mila e rotti euro, ottenute senza pagare un centesimo, ma attraverso un girotondo di truffe e cambi di intestatari. Nel mirino del giudice è finita una famiglia sinti del Veneziano - anzi, tecnicamente due: lui Levak, lei Hudorovic, e se i due cognomi spesso arrivano a farsi la guerra, in questo caso invece erano uniti sotto il simbolo del cavallino rampante.
La prima delle due auto era stata acquistata con un bonifico mai eseguito, poi era stata data in permuta in cambio della seconda. La "Roma" quindi è stata comunque messa in vendita, dopo una provvidenziale reimmatricolazione. L'altra, una "Gtc4", è invece passata più volte di proprietà: nell'arco di pochi giorni è stata trasferita da Richard Levak alla Pagotto Srls, società del fratello Alex, quindi alla Pavan Srls, gestita da Shannon Hudorovic, la compagna di Maverik Levak, gemello di Richard. Eppure quando l'auto sportiva è stata rintracciata dalla polizia giudiziaria, due settimane dopo, a luglio dell'anno scorso, al volante c'era sempre Richard (anche se, a dirla tutta, lui aveva cercato di spacciarsi per Maverik, consegnando la patente del gemello). RICORSO IN CASSAZIONE Finita sotto sequestro perché considerata dal tribunale come provento di truffa, la Ferrari da oltre 200 mila euro è stata di recente rivendicata dalla Hudorovic attraverso un ricorso in Cassazione: la donna ha infatti chiesto che l'auto le venisse restituita perché, per quanto la riguardava, lei non sapeva nulla del carosello di imbrogli e depistaggi messo in piedi dal cognato; se già il suo compagno, Maverik, era tecnicamente estraneo alla faccenda, tanto meno poteva esserne coinvolta lei, che con Richard aveva poco a che fare - salvo viverci insieme, visto che lei e i due gemelli abitavano nella stessa casa.Per la Suprema corte, però, le argomentazioni sollevate dall'avvocato di fiducia della donna non erano sufficienti: l'obiettivo di nascondere l'esatta provenienza della "Gtc4" sarebbe stato infatti reso palese proprio da quei «vorticosi e ingiustificati passaggi di proprietà, meramente formali», mentre la consapevolezza della Hudorovic poteva essere ricavata non solo dalla convivenza con i due fratelli Levak, ma anche dal fatto che l'automobile avesse finito per essere intestata proprio alla sua società - e tanto basta per il piano indiziario che fa scattare un sequestro preventivo d'urgenza. Ricorso rigettato, tremila euro di spese da pagare per la donna di origini sinti.







