Tra incontri, annunci e smentite il centrodestra non ha trovato la quadra e così corre con due diversi candidati sindaco alle elezioni comunali di Agrigento. È stato impossibile raggiungere un accordo su un nome unitario. Più difficile di rintracciare i tombini con il metal detector, come sono stati costretti a fare, lo scorso anno, gli operai per rimediare al danno causato dall’asfalto steso in fretta e in furia sulle strade agrigentine per accogliere il presidente Sergio Mattarella in occasione dell’inaugurazione di Agrigento Capitale della Cultura 2025. Il flop della prima Capitale del governo di Giorgia Meloni – tra gaffe, continui intoppi organizzativi e bocciatura della Corte dei conti sull’utilizzo dei circa sei milioni di euro di fondi – fa inevitabilmente da sfondo a questa tornata elettorale. Così domenica 25 e lunedì 26 maggio, i due candidati del centrodestra se la vedranno con uno del campo progressista e un civico.

L’attuale sindaco Francesco Miccichè è stato sempre restio ad ammettere il fallimento dell’evento che avrebbe dovuto rilanciare la città, ridimensionando le critiche come “cattiverie” e invitando i cittadini “a lavare i panni sporchi in casa”. Strategia poco riuscita. È lui, infatti, l’agnello sacrificale del fiasco Capitale della Cultura: per Miccichè niente ricandidatura. I suoi sponsor politici, dopo lunghe meditazioni, hanno puntato tutto – al fotofinish – sull’avvocato Dino Alonge. Dietro di lui c’è il tridente che ha sostenuto la sindacatura di Miccichè: Popolari e autonomisti del deputato regionale ed ex assessore alla Regione Roberto di Mauro, Fratelli d’Italia guidato dal parlamentare nazionale Lillo Pisano e Forza Italia con il deputato regionale Riccardo Gallo (oltre all’Udc e una lista civica degli azzurri). Per due di questi big locali, però, la campagna elettorale non è vissuta con estrema serenità: Di Mauro (deus ex machina politico del sindaco uscente) è indagato nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Pisano, amico di lunga data di Giorgia Meloni, è invece sotto inchiesta per truffa e peculato. Un’indagine – sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali – emersa a fine marzo, poche settimane dopo il rientro del parlamentare in Fdi: il partito di Meloni, infatti, lo aveva sospeso alla vigilia del voto delle Politiche per alcuni suoi vecchi post sui social in cui definiva Adolf Hitler “un grande statista”, pioggia di polemiche che lo stesso Pisano ha provato poco dopo a minimizzare. In questo contesto il candidato Alonge affronta la sua campagna elettorale potendo contare sul rilevante peso elettorale dei suoi sponsor politici, ma dovendo fare i conti con la loro ingombrante presenza, i rischi connessi con l’immagine di una candidatura in continuità con la vecchia amministrazione e l’incubo del voto disgiunto.