L’intervistaLéa Drucker in una scena di La vie d'une femme18 maggio 2026 • 19:28Aggiornato, 18 maggio 2026 • 19:28Protagonista di La vie d’une femme in concorso al 79esimo Festival del cinema di Cannes, l’attrice riflette sulla scelta dei suoi personaggi: «È stato molto importante per me rompere lo stereotipo secondo cui, dopo i cinquant’anni, una donna non ha più desiderio né sensualità»Cannes – Il cinema può abbattere gli stereotipi? La risposta è Léa Drucker. L’attrice francese torna in concorso a Cannes con La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, in cui interpreta con autorità, sensualità e umanità un ruolo raro nel cinema: quello di una donna di oltre 50 anni senza figli. Il film è un ritratto/mosaico al femminile suddiviso in vari capitoli, in cui una chirurgo maxillofacciale inossidabile (soprannominata dal marito Robocop) perde le sue certezze di fronte a un amPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Hakim ZejjariGiornalista pubblicista diplomato al Centro sperimentale di cinematografia, autore e producer Tv di diversi speciali e reportage sul cinema e l’arte. Le sue interviste con grandi nomi della cultura (da Madonna a Mark Knopfler passando per Woody Allen, Jonathan Coe o Quentin Tarantino) lo hanno portato a collaborare con Sky Italia, Mediaset, il canale internazionale di news France 24 e The New York Times.
Léa Drucker: «La cultura è un atto politico, certe narrazioni sono importanti in un mondo conflittuale»
Protagonista di La vie d’une femme in concorso al 79esimo Festival del cinema di Cannes, l’attrice riflette sulla scelta dei suoi personaggi: «È stato molto importante per me rompere lo stereotipo secondo cui, dopo i cinquant’anni, una donna non ha più desiderio né sensualità»













