Lo sguardo. La naturalezza, la sensibilità, la presenza scenica. Ma soprattutto la disponibilità di grandi ruoli dove esibire talento e professionalità. Per questo le attrici francesi sono oltre, e purtroppo la partita con l’universo nostrano è persa sulla carta. Si badi bene: qui non si parla di incapacità o impreparazione delle magnifiche interpreti italiane, bensì sulla capacità del cinema francese di scrivere opere con protagoniste femminili sia in maggior quantità che qualità. Di conseguenza di valorizzare le performer transalpine in termini di identità, visibilità e successo.

La 79ma edizione del Festival di Cannes in corso ne è esempio lampante.

A partire dalla monumentale Léa Drucker vista ieri nel secondo film concorrente, La vie d’une femme (La vita di una donna) della cineasta e attrice 40enne francese Charline Bourgeois-Tacquet. Un racconto strutturato in capitoli che vede al centro una chirurga maxillofacciale di mezz’età in apparentemente totale controllo della propria esistenza. Appagata da una professione di successo e da un matrimonio rassicurante, Gabrielle – questo il suo nome – sembra infallibile. Ovviamente non è così, e sarà l’incontro con una giovane scrittrice a incrinare le sue certezze, cui daranno seguito alcuni eventi che la metteranno davanti alle proprie fragilità.