“La vie d'une femme” si presenta a questa Cannes 2026 portando la firma di una cineasta, Charline Bourgeois-Tacquet, che già con la sua opera prima, “Anaïs in Love” nel 2021 aveva affrontato la narrazione al femminile in modo profondo, inconsueto e di certo lontano dal già visto e già sentito. Si affida molto, moltissimo ad una bravissima Léa Drucker, ormai una certezza quando si tratta di portare verosimiglianza in un personaggio.
Per Gabrielle (Léa Drucker) la vita a 55 anni è molto più instabile di quanto avesse preventivato. Il rapporto con il suo compagno Henri (Charles Berling) è vivo ma anche inficiato dal fatto che non hanno avuto figli, e lei mal sopporta quelli che lui ha avuto dal primo matrimonio, ormai cresciuti. La sua carriera come chirurgo è sempre più condizionata da impegni e mutamenti, dal fatto che la sanità pubblica pare essere finita in un angolino per la Francia, dallo stress che comincia ad essere sempre più pesante.
Ma è la vita familiare il vero cruccio. Sua madre Arlette (Marie-Christine Barrault) è ora afflitta dal morbo di Alzheimer, necessita di essere seguita sempre di più. L'incontro con la scrittrice Frida (Mélanie Thierry), che si trattiene nel suo reparto perché interessata a scrivere un libro, porta una svolta inattesa e imprevedibile nella sua vita, così apparentemente sotto controllo. In breve per la donna, energica, razionale, maniaca del controllo e allergica alle sorprese, tutto pare essere caotico, ma forse da tutto questo verrà fuori qualcosa di buono.











