Nel mondo cattolico italiano convivono visioni diverse: da un lato chi rivendica una presunta superiorità morale, dall’altro chi, come la tradizione della sinistra sociale Dc, ha sempre rifiutato queste logiche, valorizzando pluralismo, laicità e rispetto reciproco tra tutte le esperienze

Carlo Donat-Cattin nella prima repubblica li chiamava semplicemente “sepolcri imbiancati”. Sandro Fontana, storico ideologo della sinistra sociale della Dc, nella seconda repubblica, e con maggior eleganza, li bollava sarcasticamente come “cattolici professionisti”. Cambiano le mode, le fasi poltiche, la stagioni storiche, gli attori politici e i partiti ma i vizi, anche nell’area cattolica italiana, restano tali e quali. Perchè la categoria a cui facevano riferimento Donat-Cattin prima e Sandro Fontana dopo, e con loro molti altri esponenti di quella sinistra Dc, è sempre lo stesso. Ovvero quel vizio che porta un preciso segmento di cattolici impegnati in politica a considerarsi i depositari esclusivi, se non addirittura i più titolati e i più coerenti, nel rappresentare le istanze del cattolicesimo democratico, popolare e sociale nell’agone politico concreto. Lo abbiamo potuto constatare, e per l’ennesima volta, in un recente incontro a Roma promosso dall’esponente del Pd Graziano Delrio. È sempre lo stesso copione che si ripete da molti anni ma che, come ovvio e persino scontato, è perennemente uguale a se stesso.