Carlotta Conversi ci scrive da Roma, definendosi un’imprenditrice che a soli 24 anni ha creato una start up di assistenza per gli anziani. Vuole raccontarci la sua storia di rinascita, iniziando dal suo rapporto con il nonno: “Ho sempre avuto un rapporto speciale con lui. Ci incontravamo spessissimo, è sempre stato il mio punto di riferimento. Quando è venuto a mancare il dolore, fortissimo, mi ha portato a chiudermi in me stessa. Le persone non pensavano potesse accadere, era ‘solo un nonno’. L’incapacità degli altri di capire non ha fatto che peggiorare la cosa; sono stati mesi di depressione e di rifiuto del mondo”.
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Il forte legame con il nonno
“La prima volta che ho capito davvero cosa significhi sentirsi soli è stato quando, una sera, mio nonno mi disse che ero la prima persona con cui parlava quel giorno. Non era una richiesta d’aiuto, non era un rimprovero. Era una constatazione. Ed è stato proprio questo a colpirmi di più. Mio nonno non era una presenza marginale nella mia vita, anzi. Era uno dei miei punti di riferimento, una di quelle persone con cui non serve organizzare qualcosa per stare bene insieme. Con lui potevo parlare di tutto, anche delle cose più semplici. Poi, con l’inizio dell’università e la distanza da casa sua, qualcosa è cambiato. Non all’improvviso, ma lentamente. Gli impegni aumentavano, le giornate si riempivano e io continuavo a dirmi che avrei recuperato. Che ci sarebbe stato tempo. E invece quel tempo passava. Senza che me ne accorgessi davvero, tra noi si è creata una distanza fatta di piccoli rinvii e assenze”.







