A Torino, terra di piole, caffè e piatti storici, non c’è da stupirsi se c’è chi ancora sceglie di restare fedele alla linea più semplice — e oggi quasi controcorrente — della tradizione pura. Senza alleggerirla, senza attualizzarla, senza trasformarla in qualcos’altro. È questo il mantra di Ciao Cara, una nuova trattoria nel centro città, ideata da un gruppo di giovani che ha deciso di partire da una domanda diretta: “Si può ancora cucinare piemontese senza filtri?”. La risposta è in un indirizzo che ha già una sua memoria, perché qui un tempo la trattoria del bisnonno di uno dei soci. Oggi quello spazio torna a vivere con la stessa idea di fondo: piatti riconoscibili e atmosfera da vecchia osteria in Via Tarino 11.Chi c’è dietro Ciao Cara a TorinoDietro il progetto ci sono tre percorsi diversi. Emanuele Borio, classe ’94, arriva da una famiglia che lavora da generazioni nella distribuzione food e conosce la ristorazione da sempre. Accanto a lui Anastasia Ossola, classe 2000 ma con una formazione tra economia e comunicazione del vino, cresciuta in un contesto legato al mondo delle farine. Già soci di Madama Piola, una trattoria con un’impostazione simile ancora attiva a Torino. In cucina c’è Federico Girone, chef con esperienze tra fine dining e trattorie solide come La Credenza e Trattoria Zappatori. Tre storie diverse, ma un punto comune chiaro: costruire un posto dove si viene per stare a tavola.Gli interni di Ciao Cara a TorinoAnche lo spazio segue la stessa logica. Il progetto è firmato da Velvet Studio, ma più che disegnare un ristorante, qui si è lavorato per sottrazione come hanno affermato. Legno, luci calde, dettagli che ricordano più una casa che un locale costruito a tavolino. Il bancone in vista, le bottiglie, la cucina aperta: tutto contribuisce a creare un ambiente familiare. Dalle vetrine si intravede anche la Mole Antonelliana, che resta sullo sfondo, come parte del paesaggio.Cosa si mangia da Ciao Cara a TorinoIl menu segue la stessa linea, con piatti pensati per essere condivisi. Le proposte si muovono tra piccoli assaggi e piatti più strutturati, con prezzi accessibili che restano per lo più tra i 6 e i 10€. Si parte dagli antipasti: tonnato, cruda, tonno di coniglio, acciughe con salsa verde o rossa e tomini nelle stesse varianti, oltre alla russa e al baccalà mantecato. Ci sono anche piatti più semplici come focaccia tostata con burro all’acciuga, polenta fritta, hummus alla piemontese, salame e ovetto del giorno.Tra le proposte calde i plin con sugo d’arrosto (15€), gnocchi (14€) e la parmigiana (7€) a cui seguono i bon bon di guancia con maionese alla nocciola e la cipolla in cocotte con fonduta, salsiccia e amaretti, entrambi a 10€. Non manca una parte più immediata, come il “Ciao Caro” con pan brioche tostato (10€), Comté e prosciutto cotto (7€), oppure piatti freschi come caprese e pomodoro con mayo veg e olio al basilico. E ovviamente il vino con una carta prettamente piemontese.