A Torino ci sono posti alla moda, piole, posti dove si fa tardi la notte e (sempre meno) posti dove fare un pranzo popolare, di quelli da lavoratori. Però ci sono posti dove c’è gente che lavora, testa bassa e pedalare, niente chiacchiere e fronzoli. Uno di questi è La Madia, ristorante in precollina dove un tempo c’era Ded Gaci e ora c’è Elisa Hoti, chef che fu scelta anche per gli eventi della 50 Best, quando il carrozzone dell’altissima gastronomia arrivò in città. Elisa sa cucinare, ha la mano ferma capace di creare una cucina piacevole, si tratti di terra, di mare o di entrambe le cose, come per i plin ai ricci di mare, ricotta di seirass e profumo di lime che furono appunto creati per quella serata della 50 Best. I cuochi così, che sanno cucinare e non hanno grilli per la testa, sono merce rara e sarebbero da tenere stretti, perché se pure la solidità in cucina ha smesso di andare di moda, c’è da sperare che un giorno il vento cambi e torni quello di quando si andava al ristorante per mangiare e poche storie. E c’è da sperare che tornino di moda i menu pranzo, come quello che ha da poco inaugurato La Madia: un piatto a scelta da una selezione 15 euro, due piatti 20 euro (più 2 euro di coperto e il bere). Noi abbiamo preso i tajarin al burro, acciughe, limone e pane nero e il polpo alla crema tartufata e crumble di cipolla, ed è stato un bel mangiare, di quelli che nobilitano il pranzo. Avercene, per noi che la pausa pranzo la amiamo.
La Madia, solidità in cucina bel mangiare senza fronzoli
Pausa pranzo
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