AMilano l'aperitivo a buffet è quasi definitivamente morto (per fortuna...). Quello classico, un drink, due patatine e tre olive, vive ancora in luoghi storici, dal Bar Basso al Camparino. A cena si esce ancora sì, ma molto meno. E lì spesso a vincere sono ristoranti etnici, primi fra tutti i giapponesi. Il nuovo aperitivo, o meglio la nuova serata di Millennials e GenZ, post lavoro, ma anche nei weekend e la domenica a pranzo, è all'insegna della condivisione di vino e piatti, nelle enoteche con cucina. Si sceglie una bottiglia di ottimo livello e si condividono piattini di altrettanto buon livello. Spopolano i locali/enoteca dove condividere piatti prendendo ispirazione dalle tapas spagnole o meze mediorientali accompagnati da cantine importanti. E no, non si risparmia. Perché in queste "enoteche con cucina" si spende poco meno che al ristorante, ma il format è certamente più conviviale e attuale.
Nella zona più radical di Milano, accanto alla storica birreria Ghe pensi mi, che a NoLo era già presente quando il quartiere non era ancora stato battezzato "North of Loreto", è arrivato un paio di anni fa anche Silvano. Cesare Battisti, che con Ratanà ha di fatto inventato la trattoria contemporanea milanese, con Silvano ha portato a Milano una nuova era di uscite serali e di enoteche con cucina. Silvano nasce in un vecchio panificio di cui resta l'idea iniziale: da Silvano si cucina solo al forno. Tra i cavalli di battaglia c'è il toast, indicato da molti come il migliore di Milano, ma anche l'insalata russa arrosto e altre milanesità rivisitate come i nervetti, il paté e la lingua in salsa verde, con un menù che varia con piatti stagionali. Il cibo è buono e perfetto per la condivisione. La cantina è varia e interessante. I turni sono un po' troppo serrati, così come i tavoli: lo spazio è poco. Prezzi medio-alti, ma tutto sommato, vista la qualità di cibo e vini e il mood, da provare.






