«Famiglie, vi odio»: così esclama un personaggio di Gide, insofferente all’ipocrisia borghese, alla menzogna, all’ambiente familiare soffocante. Carrère, al contrario, di sua madre ama persino le piccole bugie bianche, come quando, per giustificare l’annullamento di una cena fissata per la settimana successiva, annuncia: «Non sarà possibile: tuo padre avrà l’influenza». O come quando, dinanzi ai complimenti per la sua condizione fisica, risponde: «È vero, nella mia famiglia abbiamo buoni geni». Ci mette un po’ a ricordare che suo padre è scomparso alla Liberazione quando non aveva nemmeno cinquant’anni e che sua madre è morta di cancro a cinquantadue anni: ma se non fosse stato per quella malattia, «chissà quanto ancora sarebbe vissuta!». Di sua madre, Carrère adora anche le piccole debolezze, come l’indignazione verso la stampa che l’accusa di essere stata indulgente con la Russia: una settimana prima dell’invasione dell’Ucraina aveva descritto Putin come «un uomo razionale, consapevole dei rischi, che non si sarebbe mai lanciato in imprese sconsiderate». Aveva riconosciuto il suo errore di valutazione e lo aveva usato a suo favore: «se mi sono sbagliata io, chi avrebbe potuto prevederlo?». La stampa l’aveva derisa e lei, poco avvezza a subire critiche, aveva parlato di linciaggio mediatico. Quegli errori di valutazione sono sempre osservati con un misto di ironia e dolcezza, come quando sua cugina Salomé viene nominata ambasciatrice di Francia in Georgia e lei, con una sfumatura di condiscendenza, dice: «il coronamento di una carriera». Anni dopo, Salomé sarebbe diventata Presidente della Georgia. Quei piccoli abbagli lasciano trasparire una meravigliosa fragilità dietro la corazza dell’accademica. Così come sono importanti le sue manie, per esempio quella di dormire su un divano scomodissimo anziché in un letto. E che dire della morte, organizzata con una teatralità degna di Luigi XIV? O di quando, in fin di vita, minimizza il dolore: «scherzo», dice. Senza sacralizzarla, ma amandola moltissimo, Carrère cerca di ricostruire il vissuto della persona più importante della sua vita. Un vissuto che è anche il suo e che si intreccia con la storia collettiva.
Abbagli e fragilità in “Kolchoz”
Il nuovo romanzo dello scrittore francese. Carrère: “Tutto su mia madre”










