Classifica piena di novità nella settimana del grande rito del libro nazionale al Salone di Torino: quella liturgia laica in cui editori, autori e lettori si danno convegno come se la salvezza della civiltà occidentale dipendesse davvero da una presentazione alle 18.30.

Al primo posto il più formidabile narratore dei nostri tempi, Emmanuel Carrère, con Kolchoz per Adelphi. Ci sono stati, nella sua infanzia, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori.

«Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». Un rito laico che i tre fratelli, ormai adulti, ripeteranno nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l’ultima notte della sua vita.

Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande romanzo familiare in cui Carrère ricostruisce la storia tormentata e avvincente come una saga di come la madre Hélène Zourabichvili – povera, orgogliosa e dal cognome impronunciabile – sia diventata la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell’Académie française.