Alla fine dell’intervista, al caffè della Galleria d’arte moderna di Roma, prendiamo spunto da un passaggio di Kolchoz dove Emmanuel Carrère scrive che i libri che più lo coinvolgono sono quelli che presentano sia la dimensione orizzontale della vita, cioè l’amore, l’amicizia, i legami con il tempo che stiamo vivendo, sia quella verticale, cioè i rapporti tra generazioni, antenati e discendenti. Invecchiando, gli interessa sempre di più la dimensione verticale, non tanto gli amici e gli amori, quanto i genitori, i figli e «il bambino che sono stato».