Alla fine dell’intervista, al caffè della Galleria d’arte moderna di Roma, prendiamo spunto da un passaggio di Kolchoz dove Emmanuel Carrère scrive che i libri che più lo coinvolgono sono quelli che presentano sia la dimensione orizzontale della vita, cioè l’amore, l’amicizia, i legami con il tempo che stiamo vivendo, sia quella verticale, cioè i rapporti tra generazioni, antenati e discendenti. Invecchiando, gli interessa sempre di più la dimensione verticale, non tanto gli amici e gli amori, quanto i genitori, i figli e «il bambino che sono stato».
Emmanuel Carrère: «Mia mamma, la Russia e l'abbaglio su Putin. Di lui diceva: è brutale, ma tiene in pugno il Paese»
Lo scrittore francese apre l’album di famiglia che intreccia storia personale e Storia dell’Europa, facendo i conti con i fantasmi e le malattie dei genitori (e soprattutto il bambino che è stato)









