La morte dei cinque sub italiani durante un’immersione alle Maldive riporta l’attenzione sui pericoli legati alle immersioni profonde. Tra le ipotesi al vaglio degli esperti ci sarebbe anche l’iperossia, ovvero la tossicità dell’ossigeno respirato in profondità, una condizione che può provocare effetti neurologici improvvisi e gravissimi.

Le immersioni subacquee, soprattutto oltre determinate profondità, espongono infatti l’organismo a cambiamenti di pressione che possono causare incidenti anche fatali. I rischi aumentano con la profondità, la durata dell’immersione e l’eventuale presenza di condizioni fisiche non adeguate.

Embolia gassosa arteriosa, uno dei pericoli più gravi

Tra le complicanze più temute c’è l’embolia gassosa arteriosa. Può verificarsi quando un subacqueo, rimasto senza aria o in difficoltà, trattiene il respiro durante la risalita verso la superficie. In queste condizioni si può verificare un barotrauma polmonare: i polmoni subiscono una lesione che consente alle bolle d’aria di entrare nel circolo sanguigno.

Se le bolle raggiungono il cervello possono causare perdita immediata di coscienza e convulsioni. Quando invece interessano le arterie coronarie, il rischio è quello di un infarto. In alcuni casi il passaggio delle bolle può avvenire attraverso una pervietà del forame ovale, un piccolo difetto cardiaco presente in parte della popolazione.