Così all’Adnkronos Salute Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e vicepresidente della Simsi, Società italiana di medicina subacquea e iperbarica

Dopo la morte dei cinque sub italiani alle Maldive, avvenuta durante l'esplorazione di grotte a oltre 60 metri di profondità, arrivano le prime ipotesi su quanto potrebbe essere accaduto e sui motivi che avrebbero dato il via alla tragedia. "Dalle poche informazioni disponibili sappiamo che i cinque sub erano esperti, formati e autorizzati dalle autorità maldiviane. Non erano sub 'creativi', persone che prendono l'aereo e fanno immersioni nel weekend, ma professionisti impegnati in un programma di ricerca scientifica. L'immersione era in una grotta, che alle Maldive significa spesso piccoli anfratti, quindi è improbabile che abbiano esaurito la miscela respiratoria all'interno. In quel momento, però, era attiva un'allerta gialla e le correnti possono essere molto forti, arrivando a spingere verso il basso come una centrifuga. E' possibile che uno di loro sia andato in difficoltà, che gli altri siano intervenuti per aiutarlo consumando rapidamente l'aria e che siano poi stati trascinati via dalla corrente". Così all’Adnkronos Salute Pasquale Longobardi, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Ravenna e vicepresidente della Simsi, Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, sull'ipotesi legata al decesso dei 5 subacquei italiani alle Maldive.