Mission è il classico caso di un film di grande valore maltrattato da una larga fetta di critica senza motivo, complessivamente incompreso a dispetto delle indubbie qualità. Esattamente 40 anni fa il film di Roland Joffé veniva mostrato per la prima volta, al Festival di Cannes. Rimane ad oggi un affresco cinematografico unico per tematiche e bellezza.Un viaggio dentro l'inferno creato dall'uomo biancoMission arrivò in sala dopo una lunga gestazione, addirittura già negli anni 70, traendo spunto da un testo teatrale del drammaturgo Fritz Hochwälderil, il produttore Fernando Ghia cercò di creare una pellicola che ci trasportasse nel XVIII secolo nelle Americhe. La Paramount però glissò e per un decennio Ghia dovette letteralmente battere ogni pista per trovare finanziamenti. Convinse la Warner Bros infine a stanziare quasi 17 milioni di dollari per realizzare un film storico che uscì in un decennio in cui il genere non era esattamente sulla cresta dell'onda, per così dire. La sceneggiatura di Robert Bolt diventò un perfetto esempio di approfondimento storico, controcultura o comunque analisi storica, riscoperta del periodo coloniale nel Nuovo Mondo. Alla base di Mission vi era infatti una vera tragedia riguardante un trattato che fece la storia, noto come il trattato di Madrid.Nel 1750 Ferdinando VI, Re di Spagna e Giovanni V, Re del Portogallo, si accordarono, affinché gran parte dell'odierno Brasile, Paraguay e il nord dell'Argentina diventassero portoghesi, mentre l'Uruguay passò sotto il controllo iberico. Questo accordo avrebbe ridisegnato la storia del Sudamerica per sempre, ma tra i peggiori effetti vi fu la distruzione di quello che i Gesuiti erano riusciti a creare in quell'angolo di mondo. Mission infatti ci parlò della fine delle Reducciones, di un insieme di villaggi e Missioni create dai religiosi, dove oltre a predicare, i gesuiti proteggevano i nativi dai mercanti di schiavi, proprio grazie al battesimo. Dopo secoli di sostanziale autonomia, erano ora in mano ai portoghesi, che vi portarono ferro, fuoco, saccheggio e terrore. Vana fu la resistenza passiva e armata, e Roland Joffé ci guidò in quel 1986 dentro una rievocazione di quel momento vergognoso, uno dei tanti crimini che l'Europa commise nella sua opera coloniale.L'edizione 2026 dell'evento annuale avrebbe dovuto tenersi in Zambia, ma è stata annullata dopo le pressioni di Pechino sul governo locale. Ecco perchéMission fin dal primo minuto, con l'esecuzione da parte dei nativi Guaranì di un missionario gesuita, ci colpisce come un pugno. Ecco subito il contrasto, il conflitto, l'incomunicabilità. Padre Gabriel (Jeremy Irons) non si perde d'animo però, armato di oboe riesce a vincere la diffidenza delle tribù native della foresta, creando una missione nel loro villaggio, in mezzo alla foresta pluviale. Il film però ha un'altra faccia dominante ed è quella di un Robert De Niro in forma smagliante nei panni dell'ex mercenario e mercante di schiavi Rodrigo Mendoza, finito in galera e deciso a lasciarsi morire dopo aver ucciso il fratello minore a causa di una donna. Un prete che crede nell'uomo e un peccatore, un assassino, inseguito dai rimorsi e della colpa. Rodrigo seguirà il religioso, andrà incontro ad un percorso di riscoperta dell'empatia, che l'attore americano ci tratteggiò con un'intensità da togliere il fiato.Ma, ed è questo il punto fondamentale, Mission è un film che ci parla del confronto-scontro tra potere spirituale e potere temporale. Se il primo è quello in cui credono Gabriel, così come Padre Fielding (Liam Neeson) e Padre Ralph (Rolf Gray), ed infine anche Rodrigo, quello temporale invece è maneggiato dai dignitari, latifondisti, politici e dal perfido mercante di schiavi Don Cabeza (Chuck Low). Rolland Joffé ci mostra la realtà di un gioco vecchio come il mondo: quello di chi ha e di chi non ha. Quel trattato fa il gioco di quelli che oggi potremmo definire i poteri forti, che impongono la legge del più forte, corrompono, minacciano. Mission mentre ci illustra il crimine contro l'umanità che prende forma, ci parla di un ponte, per quanto eurocentrico, tra due continenti, due fedi, due diverse concezioni di collettività e umanità, legate però dal comprendersi, dal volersi conoscere.Un affresco storico toccante e pieno di bellezaI “barbari” in Mission sono capaci di perdonare chi come Rodrigo li ha perseguitati, i “civilizzati” invece sono mossi da una cupidigia disumana, sistematica, da una totale mancanza di empatia e moralità. Mission è un'immersione storica viscerale, la fotografia di Chris Menges è un'arma potentissima, essa esalta tutte le tonalità del verde, del marrone, i colori di quella giungla inospitale ma in cui un'intera fetta di umanità per millenni aveva costruito il proprio destino. Pioggia, acqua, fango, foglie, alberi, la luce del sole, tutto questo fa parte di un polmone che respira, che ridona speranza a Mendoza, e che lo anima nel momento in cui diventa il capo dell'ultima resistenza, quella armata, a cui si appaia quella passiva da parte di Gabriel. Morirà come tutti i gesuiti alla testa dell'ultima processione, nella sequenza finale, terribile e dolente, sotto il fuoco dei soldati di entrambi i paesi.Rodrigo cade subito dopo mentre lotta per gli uomini che un tempo rendeva schiavi. La Guerra Guaranitica durerà tre anni e sarà uno dei tanti peccati con cui l'uomo bianco imporrà il proprio volere su terre e popoli. Ricomincerà la schiavitù, che finirà solo a metà del XIX secolo, il genocidio di intere tribù, la distruzione di conoscenza e comunità. Si consumerà la stessa tragedia nel Nordamerica, in Africa, Asia, Pacifico, ovunque l'uomo bianco sotto diverse bandiere abbia portato il proprio dittatoriale volere sulla punta delle baionette. Mission non risparmia nulla allo spettatore, il finale è triste e tragico, ma permane sempre la speranza, la bellezza di un momento magico tra anime. Tutti elementi che vengono sottolineati dalle note di lui, di Ennio Morricone. Se da un lato Robert De Niro infatti ha sempre rivendicato la sua interpretazione in Mission come una di quelle di cui è sempre andato più fiero, anche il compositore italiano pure si superò.A Cuba la carenza di carburante si sta trasformando in una crisi umanitaria. I cubani resistono, soprattutto medici e insegnanti, sostenuti dal governo. La testimonianza di una operatrice umanitaria appena rientrata dall'isolaAncora oggi, la colonna sonora che donò a Mission è forse la più articolata, più complessa e ardita, la più celestiale e magnifica che abbia cesellato in carriera. Risalta in essa la sua capacità di far convivere più melodie, più anime, armonizzare le sonorità europee e spagnole in particolare, con i suoni tribali. Mission si aggiudicò ben sette nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film, Miglior Regia, Fotografia e naturalmente Colonna Sonora. Criminalmente, Ennio Morricone fu derubato in favore di Round Midnight, una delle decisioni più sbagliate della storia dell'Academy. Ma l'Academy del resto solo cinque anni dopo con il fenomeno globale di Balla coi lupi ebbe il coraggio di premiare una negazione della retorica cinematografica che aveva dipinto il colonialismo come qualcosa di glorioso. Mission rimane un film ancora oggi politicamente purtroppo molto attuale e importante.Lo è nel momento in cui guardiamo come l'Occidente oggi continua a voler imporre il proprio volere, in nome di una sorta di “diritto superiore”. Ciò che Spagna e Portogallo fecero in Sudamerica in fondo non è dissimile da ciò che recentemente gli Stati Uniti e non solo hanno mostrato. Nomi nuovi, vizi antichi. Mission fu un fiasco al botteghino, fu accolto in modo discorde dalla critica. Ad oggi possiamo definire tali critiche come una svista, una delle più sbagliate e controproducenti. Dopo quarant'anni rimane un film magnifico, importante, capace di incrociare kolossal storico e narrazione civile come pochissimi altri sono riusciti a fare. Più che un'opera revisionista come un certo filone western, Mission va ricordato come un film capace di mostrarci la verità, tutta la verità, su quale è stato in quanto europei il nostro feroce lavoro nel mondo, per il quale non abbiamo mai fatto veramente ammenda.